Il Tirreno

Un “marchio Elba” dell’enogastronomia

Un “marchio Elba” dell’enogastronomia

L’obiettivo di Elbataste, il consorzio di produttori dell’isola che puntano tutto sulla qualità

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PORTOFERRAIO. L'obiettivo è ambizioso e tutt'altro che semplice da raggiungere: creare finalmente un "marchio Elba" nel campo dell'enogastronomia, filiera sfruttata pochissimo sull'isola delle spiagge da sogno e del turismo balneare. Eppure il consorzio Elbataste, nato nel 2013 su idea di Valter Giuliani e composto oggi da 24 aziende del territorio elbano, conta di portare in tempi ragionevoli l'Elba sullo stesso piano di altre realtà conosciute in Italia e all'estero non solo per la propria bellezza, ma anche per la genuinità e qualità dei prodotti locali, oltre che per la bontà dei piatti tipici. Del resto la mission di Elbataste è proprio questa: curare tutta la filiera dell'enogastronomia, a partire dal prodotto fino ai ristoranti.

«Partiamo da un fatto chiaro - racconta Valter Giuliani, anima del consorzio - il cibo è cultura. E in un mondo globale è sempre più alto il rischio di trovarsi di fronte a dei prodotti indistinti. Ecco, vogliamo fare in modo che l'Elba in primis si riappropri della ricchezza del territorio. E, di conseguenza, puntare sulla promozione dal prodotto al produttore dentro e fuori dall'isola».

Del resto l'Elba è un territorio che dispone di alcune eccellenze nel campo dell'enogastronomia. Su tutte l'Aleatico, vino passito conosciuto e apprezzato. Nel campo della cucina la ricchezza di piatti tipici e di ricette di cucina povera non è da sottovalutare. Insomma, di materiale da poter valorizzare ce n'è a volontà. «Di fatto partiamo quasi da zero - racconta Giuliani - non c'è una strategia unitaria per la valorizzazione di questa filiera che potrebbe divenire importante anche in chiave turistica. Ci stiamo provando. Abbiamo messo insieme tante persone appassionate, produttori e prodotti di qualità».

Nel 2013 Elbataste ha messo in rete il proprio sito che raccoglie produttori, storie, prodotti locali e ricette. Da allora è iniziato, in modo pressoché incessante, l'opera di cucitura di un tessuto locale che, nel campo dell'enogastronomia, era tutto da costruire. «Abbiamo iniziato delle collaborazioni che stiamo portando avanti in questi anni - racconta Giuliani - un esempio? Con il Parco abbiamo avviato un progetto assieme alla scuola alberghiera Foresi. Abbiamo chiesto agli studenti di riappropriarsi delle tradizioni e di raccogliere da parenti e amici le ricette elbane, a cui seguirà un lavoro di ricerca». L'idea, dunque, è ricostruire con pazienza il patrimonio enogastronomico dell'isola, che a seconda delle zone detiene una cultura e delle tradizioni differenti nel campo della gastronomia.

Il progetto principe portato avanti da Elba Taste, che racchiude in sé l'obiettivo stesso del consorzio, è quello ottenuto con l'incontro del produttore Antonio Arrighi con il professore dell'Università di Siena Franco Cambi, in occasione degli scavi archeologici di San Giovanni. «Il vino in anfora prodotto da Arrighi - racconta Giuliani - ha dato un aggancio tra la storia e la cultura dell'isola e la produzione. Il 17 marzo siamo stati a Firenze, in una conferenza ai Georgofili, nel corso della quale il marchio Elba si è fatto apprezzare».

Tra le iniziative coltivate in questi anni, grazie al rapporto con Parco e Infopark, figura la nascita della Gte (grande traversata elbana) Gourmet e l'uscita all'Expo di Mlano, con uno stand dedicato ai prodotti dei Parchi. Proficue le collaborazioni di Elbataste con Legambiente e Italia Nostra. Con Vetrina Toscana Elbataste ha organizzato un ciclo di otto cene in Toscana con prodotti e piatti tipici elbani (i menu sono stati cucinati da cuochi dell'isola). «Si tratta di molte iniziative diverse tra loro, ma con un solo obiettivo - spiega Giuliani - far conoscere il marchio di qualità dell'enogastronomia elbana».

Il sogno del consorzio è di arrivare prima possibile a rinsaldare un asse con gli operatori turistici del territorio. «Un po' in tutta Italia gli hotel dispongono di scaffali nei quali espongono prodotti tipici dei produttori locali - racconta Giuliani - da noi questa opportunità non viene ancora presa in considerazione dagli hotel, viene sottovalutato il ruolo che questo settore può avere in chiave turistica. Il prossimo anno contiamo tuttavia di compiere un passo avanti, iniziando a esporre i prodotti del consorzio negli Ecohotel elbani, certificati da Legambiente». (lu.ce.)

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