Il presidio
Davide ora può uscire grazie all’ascensore e a tanta solidarietà
Installato nella sua casa l’elevatore, costato 23mila euro che aiuta il giovane gravemente ferito in un incidente
CAMPIGLIA. All’inizio aveva dolore agli occhi, tanto tempo era passato dall’ultima volta che la luce del sole l’aveva toccato senza incontrare ostacoli. Poi, piano piano, si è abituato ai raggi.
Per Davide Farina uscire è importante. Lì fuori ci sono stimoli: suoni, rumori, immagini, voci. Tutti elementi che possono aiutarlo, che sono in grado di fornirgli input positivi. Prima però c’erano quattro rampe di scale a impedirgli di raggiungere il mondo esterno. Poi, grazie alla lotta dei genitori e alla solidarietà della comunità, è stato installato un ascensore nella palazzina di Campiglia in cui vive.
Adesso quell’ascensore funziona. E’ stato attivato un po’ più tardi del previsto, a novembre, ma ora permette a Davide di uscire di casa e di assaporare la luce del sole. «Per adesso lo portiamo qui, nei dintorni. Rimaniamo nello spazio esterno davanti alla casa – dice il padre di Davide, Sauro Farina - Per poter essere del tutto indipendenti aspettiamo l’arrivo di un mezzo che abbiamo acquistato. E’ un furgoncino attrezzato, sul quale potremo far salire Davide con la sedia a rotelle e che ci permetterà di portarlo oltre lo spazio del cortile».
La casa di Davide è a Campiglia, la palazzina è circondata da strade prevalentemente in salita o in discesa e per potersi muovere oltre un circoscritto perimetro esterno Davide deve salire su un mezzo attrezzato. I genitori speravano che sarebbe arrivato prima di Natale, ma si sono rassegnati. Dovranno attendere ancora un po’ di tempo.
«Adesso – sottolinea Sauro Farina - lo portiamo alle visite mediche e, quando c’è la possibilità, ad alcune feste, grazie all’aiuto delle associazioni. Ma vorremmo essere indipendenti, per questo abbiamo necessità del mezzo attrezzato. Così da poterci muovere anche da soli».
Intanto è arrivata una nuova sedia a rotelle. E’ più grande di quella che Davide aveva prima. Ed è più funzionale perché, ad esempio, si può reclinare. Ascensore, sedia a rotelle e mezzo attrezzato sono conquiste che per i membri della famiglia Farina hanno significato lotte. Battaglie quotidiane.
Da quel 2 giugno del 2014, quando ci fu l’incidente d’auto per il quale Davide, adesso ventiduenne, cadde in coma, la loro vita è cambiata. Hanno dovuto affrontare molte sfide. Lotte con medici, ospedali e istituzioni, che non sempre sono stati presenti o hanno offerto un’assistenza adeguata. Coma, risvegli, ricoveri e operazioni chirurgiche. Battaglie contro il tempo e contro la burocrazia. Necessità di siringhe, integratori e altro materiale medico, spesso costoso. Bisogno costante di sostegno. Urgenza di uscire all’aria aperta.
La solidarietà e l’aiuto, per fortuna, ci sono stati. Sono arrivati, più che altro, da amici, conoscenti e dalla comunità tutta. Quella che si è stretta intorno ai Farina con la campagna “Un ascensore per Davide” e che ha permesso la raccolta dei 23mila euro con i quali è stato possibile acquistare l’elevatore.
Ma accanto alle conquiste e alle battaglie ci sono le necessità di ogni giorno. Davide ha difficoltà di movimento e ha bisogno di una fisioterapia adeguata. E’ seguito da un logopedista, è assistito per quanto riguarda l’alimentazione. Non può mai rimanere da solo e deve fare visite costanti. «Davide non parla, ma capisce tutto e, a modo suo, comunica», dice suo padre Sauro. Quando era piccolo era socievole, estroverso, solare. Parlava con tutti ed era apprezzato da tutti. Aveva amici e hobby. E che sia una persona solare e affettuosa non è difficile da capire. Basta guardarlo quando sorride.
Claudia Guarino
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
