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Aferpi, treni fermi Ora sono a rischio i contratti di solidarietà
Il 4 gennaio entra in carica Benikene, nuovo ceo di Cevital Avrà il compito di migliorare le difficili relazioni con le banche
PIOMBINO. Nell’attesa del prossimo confronto di Issad Rebrab col ministro Carlo Calenda, quello di metà gennaio che appare come l’ultima possibilità di riprendere la strada annunciata ormai due anni fa, lo stop dei laminatoi Aferpi sta creando gravi preoccupazioni. Perché così è evidente che l’azienda perde pezzi di mercato, ma anche per il fatto che altrettanto chiaro è come in questa situazione i contratti di solidarietà per oltre duemila dipendenti siano più che a rischio.
Lo dice in maniera chiara Graziano Martinelli, rsu Fiom: «Il tmp è fermo senza nessun ordine acquisito – scrive sul suo profilo fb – tutto fa pensare che potrebbe non ripartire. Fmp riparte essendo rimasto materiale da controllare per mancanza pezzi di ricambio, poi seguirà percorso tmp. Al tve nessun ordine da laminare con consegna nei primi mesi del 2017. Il treno rotaie Tpp ha due mesi circa di lavoro. Se è confermato quanto sopra non esistono più i contratti di solidarietà».
Sì perché il problema come viene ribadito da mesi è che nessun piano industriale avrà un senso se la fabbrica si fermerà completamente, come sta rischiando di fare per la mancanza di circolante.
Intanto il 4 gennaio prenderà possesso delle sue funzioni il nuovo ceo di Cevital, Said Benikene, considerato grande esperto di finanza, che prenderà il posto del canadese Louis Roquet, in carica come amministratore delegato dal 22 gennaio 2012. «La missione di Benikene – scrive Liberté, il quotidiano di proprietà di Rebrab – è quella di raddrizzare la società di Rebrab e soprattutto migliorare le relazioni con le banche europee e specialmente quelle italiane, che hanno rifiutato di dare credito al gruppo Cevital».
In questo momento così delicato fa sentire la sua voce anche Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, intervistato da Siderweb: «La mia posizione sul piano di rilancio di Cevital per Piombino è nota – dice Gozzi – credo però che, alla luce di come sono andate le cose negli ultimi due anni, le mie perplessità fossero fondate».
«Diversamente dalla vicenda Ilva, per Piombino al momento sono molto preoccupato – prosegue il presidente di Federacciai – Tutte le ipotesi industriali alternative al piano Cevital sono ormai impraticabili, soprattutto per gli imprenditori italiani che, sfumata l’operazione Piombino, hanno investito su altri asset. E’ chiaro che i piani proposti fossero ben più modesti ma realistici, e avrebbero permesso di salvare e valorizzare almeno gli impianti di laminazione, da cui si sarebbe partiti per trovare una soluzione al problema di riqualificazione sociale. Ora però – conclude – il vero rischio è quello di perdere tutto».
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