Il Tirreno

Rubano pietre nell’area archeologica

Rubano pietre nell’area archeologica

Legambiente denuncia: «Stanno portando via muretti a secco di valore storico e naturale»

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MARCIANA. Rubano pietre, prelevandole dai muretti a secco in una delle zone archeologiche tra le più importanti dell’Elba, località Tezzia, cioè nella piana sovrastata la chiesa romanica di San Lorenzo, al confine tra Marciana Marina e Marciana, in pieno territorio Parco. Lo denuncia Legambiente arcipelago toscano che intende così fermare quello che la stessa associazione ambientalista definisce mercato nero della cultura contadina elbana.

« Qualcuno sta rubando - dicono gli ambientalisti - i muri a secco che sono stati realizzati dall’agricoltura eroica, quella che faceva dell’Elba un grande produttore di vino e che ha modellato il territorio della terza isola italiana. Si tratta di strutture importanti anche come sistema di difesa idrogeologico, tanto più in un’area caratterizzata dalla presenza di antichi mulini e che ha un fortissimo valore storico-culturale. Inoltre – prosegue Legambiente – il furto di muretti a secco ha un fortissimo impatto anche sulla biodiversità, visto che queste antiche strutture ospitano una delicata comunità animale, fatta di rettili, insetti, aracnidi e molluschi e che è frequentata da mammiferi e uccelli. Un danno che si aggiunge a quelli prodotti dai cinghiali, che almeno si limitano a demolire parti dei muretti e non rubano le pietre per portarle altrove e guadagnarci sopra». Nella stessa area, smantellati anche ruderi. Legambiente non ha dubbi, si tratta di furti su commissione: «Sembrano operazioni destinate al settore edile e dei giardini – si sottolinea – evidentemente commessi da chi non conosce la storia e la natura e non se ne cura. Un fenomeno che probabilmente non si limita solo alla Tezzia e del quale siamo venuti a conoscenza grazie alle segnalazioni di escursionisti e cittadini preoccupati. Prelievi in tale senso sono stati molto frequenti lungo la strada provinciale della Parata che congiunge Rio alla frazione di Cavo. Qui, dai ponti costruiti con pietre squadrate e rettangolari, sono stati smantellati i parapetti, vista la facilità con cui si poteva operare, bastava fermarsi e con una leva prelevare la pietra e metterla sul camion, per ripartire. «Siamo davanti a furti insensati – aggiunge Legambiente – da fermare subito, prima che il fenomeno si estenda e che vengano distrutte queste umili ma importantissima testimonianze della storia della fatica umana che ha modellato il territorio, l’agricoltura e l’ambiente dell’Isola d’Elba».

Luigi Cignoni

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