Il presidio
In tavola il dolce unisce (e divide) i comuni dell’Elba
PORTOFERRAIO. Non c’è un menu tipico che nel corso del tempo è andato affermandosi in tutta l’Isola. Il pranzo di Natale e di Santo Stefano è lasciato alla creatività del singolo, conservando...
PORTOFERRAIO. Non c’è un menu tipico che nel corso del tempo è andato affermandosi in tutta l’Isola. Il pranzo di Natale e di Santo Stefano è lasciato alla creatività del singolo, conservando appunto per queste feste il boccone più privilegiato e gustoso da dividere con i propri cari. Sicché per i paesi in riva al mare non si rinuncia a un buon pesce dalla carne gustosa cotto al forno o semplicemente ai crostacei; invece per i paesi collinari la scelta ricade sugli animali da cortile (galletto, gallina o coniglio, se non addirittura maiale). Se però per i primi e i secondi piatti tutto è lasciato alla creatività della singola persona, non si transige su un punto. E questa volta l’isola è unificata nel piacere dello stare insieme attorno a tavola imbandita: i dolci. Meglio se bagnati con del vino passito, come moscato o aleatico decisamente Docg, e frutta secca. Qui si varia dall’uva lasciata seccare in cantina ai fichi secchi. Fantasia vuole che siano impreziositi da mandorle oppure da noci, sempre accompagnate da un buon moscato. E come dolci veniamo ancora una volta alle differenze isolane. Nel versante orientale la regina della tavola è senza dubbio la schiaccia briaca. I forni di Rio Marina e Capoliveri sono davvero un’eccellenza. Talmente buono il dolce che si è ampiamente diffuso su tutta l’Elba. A Campo invece e a Porto Azzurro, probabilmente per contaminazione con famiglie che nel corso degli anni dal sud della penisola si sono trasferite sull’isola, vanno alla grande gli struffoli, gnocchetti di pasta dolce insaporiti con miele e frutta sempre condita. Se poi si sale ai paesi montani di Poggio e Marciana nel versante occidentale, ci imbattiamo sulla schiacciunta, dolce biscottato sottile e croccante. La qualità maggiore consiste nel fatto che si prepara con ingredienti semplici amalgamati che donano al palato un sapore davvero unico. Furono i primi carbonai e boscaioli che arrivarono all’Elba dalla Maremma in cerca di lavoro a portare il dolce così chiamato per via dello strutto di maiale con cui era preparato. Successivamente le donne elbane aggiunsero del loro, decorandolo con cerchietti che ottenevano imprimendo sulla pasta da mettere in forno l’anello nuziale. Infine non vanno dimenticati il panficato e l’imbollita di fichi che sono a buon diritto i dolci più antichi dell’Elba. Insomma, non c’è Natale se non c’è in tavola un dolce.
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