Il presidio
Tagli e chiusure per il rilancio: è la ricetta di Unicoop Tirreno
di Claudia Guarino
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Al centro il direttore generale Piero Canova (foto Paolo Barlettani)Il nuovo direttore generale Piero Canova illustra le linee del piano per far tornare grande la cooperativa toscana. Undici negozi potrebbero chiudere, sei essere ceduti
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PIOMBINO. Non sarà una manovra lacrime e sangue quella prevista dal piano industriale di Unicoop Tirreno, almeno secondo le parole del direttore generale Piero Canova. Di certo ci saranno dei tagli. Sono in programma, ad esempio, la vendita di immobili e la possibile chiusura di qualche punto vendita. Canova parla di 11 negozi interessati dall’analisi di chiusura e sei da quella di cessione. Una decina di questi esercizi è in Toscana.
Il piano industriale prevede anche un recupero di 8,7 milioni di euro sul costo del personale della sede di Vignale, dove lavorano 490 persone. Ma per avere le cifre esatte di quanto quest’opera di razionalizzazione inciderà sui posti di lavoro è necessario attendere un incontro che si terrà a gennaio e che coinvolgerà anche i sindacati.
C’è dunque un piano industriale, che si sviluppa su tre anni e ha l’obiettivo di arrivare a un risultato di bilancio positivo per 1,5 milioni nel 2019. Al momento non è possibile però disegnare esattamente le misure che saranno prese per raggiungere tale risultato. Anche perché «alcuni contenuti del piano – sottolinea Canova - sono espliciti, altri sono ancora in via di costruzione».
Ciò vale anche per il discorso della chiusura eventuale di alcuni punti vendita. Gli 11 negozi interessati hanno degli indicatori negativi per quanto riguarda i ricavi, sarà necessario, però, verificare «le singole condizioni, per capire se c’è possibilità di recupero. L’impatto dal punto di vista del personale, comunque, sarebbe ridotto. Molti di questi punti vendita sono piccoli, avranno circa un centinaio di lavoratori». Per questi ultimi, nell’eventualità di chiusure, saranno attivati meccanismi sociali adeguati a ridurre l’impatto di queste operazioni.
Un altro punto presente nel piano riguarda la vendita di alcuni immobili non strumentali, la cessione di una parte dei quali vale tra i 170 e i 180 milioni. Tutto ciò per risanare le finanze della cooperativa, arrivando a un bilancio positivo nell’arco di tre anni.
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