Il presidio
Legambiente e le bonifiche «Dove sono quei 50 milioni?»
Intanto cambiano i vertici Cevital: Rebrab resta presidente, Benikene nuovo ad Ieri a Roma l’incontro tra l’imprenditore algerino, Azzi e il ministro Calenda
PIOMBINO. Il faccia a faccia romano è cominciato a mezzogiorno ed è durato un paio d’ore. Da una parte il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Dall’altra Issad Rebrab, presidente Cevital, e Fausto Azzi, amministratore delegato di Aferpi. A quanto pare si erano presentati anche i rappresentanti di Leali Steel, l’acciaieria elettrica che Rebrab vorrebbe affittare contro il parere dello stesso ministro. Calenda si sarebbe rifiutato di riceverli andando quindi avanti nella strada già tracciata. A fine giornata, non è stato stato reso noto in alcun modo il contenuto dell’incontro. Viene da pensare che, se ci fossero state novità in positivo, queste sarebbero state ampiamente divulgate. Ma sono solo supposizioni.
Di certo invece c’è un cambio del management Cevital. Lo riferisce il giornale Tsa (Tous sur l’Algerie) che annuncia la nomina del prossimo direttore generale esecutivo del gruppo. E cioè il corrispettivo del nostro amministratore delegato, funzione finora cumulata da Rebrab con quella di presidente. Il nuovo ad è Said Benikene che, si legge in un comunicato di Cevital citato da Tsa, «guiderà tutti i poli del gruppo Cevital sia in Algeria e all’estero» e curerà lo sviluppo «delle strutture di gestione che incorporano nuove competenze e nuovi talenti, interne ed esterne, al fine di attuare gli obiettivi strategici e le linee guida del gruppo». Rebrab resta presidente del cda. Benikene, algerino, laureato in Francia (alla Reims management school) «in precedenza è stato responsabile dello sviluppo Pwc Advisory, attività in Algeria specializzata in miglioramento delle prestazioni e delle transazioni per i clienti algerini e internazionali» aggiunge Cevital nella nota.
Un cambiamento che dovrà essere letto alla luce della vicenda Aferpi. Potrebbe essere un modo per fornire all’ad di Aferpi, Azzi, un superiore gerarchico più dinamico con cui interfacciarsi. O potrebbe essere solo un modo per prendere altro tempo.
E il tempo passa e le domande aumentano. Come quelle che si pone Adriano Bruschi di Legambiente: «Senza le bonifiche e il governo dei flussi non c’è possibilità per industria, nuova industrializzazione, porto, diversificazione e occupazione per chi ha perso il lavoro, per chi lo sta perdendo o per chi non lo ha mai trovato. Dai documenti dell’ultima Conferenza dei servizi del 9 novembre si legge che da circa tre anni dall’erogazione, da parte del Governo, del finanziamento di 50 milioni per le bonifiche del Sin di Piombino, è ancora in corso il perfezionamento del passaggio dei soldi dal Governo alla Regione e da questa a Invitalia. Quando si sarà perfezionato il circuito finanziario si darà avvio alla gara per l’assegnazione di indagini “integrative” predisposte da Invitalia. A proposito di questo ritardo per l’assegnazione dei fondi, poniamo alcune domande: a parte lo spreco di soldi e di tempo delle inutili indagini integrative, dopo oltre 40 giorni da quella conferenza dei servizi, quei 50 milioni sono stati erogati alla Regione? Qual è il motivo di questo ritardo? Dove sono questi soldi? Cioè, in quale capitolo di bilancio dello Stato? Per caso, sono stati fermi in un fondo di rotazione? Ci sono ancora questi 50 milioni? Qualcuno può rispondere? Perché se erano in un fondo di rotazione, dopo tutto questo tempo, è facile che non ci siano più. Questi fondi di rotazione periodicamente vengono svuotati e le risorse destinate ad altri. Quei 50 milioni non sarebbero sufficienti per fare tutte le bonifiche come si deve, ma intanto servirebbero per partire. Se non ci fossero più, sarebbe una tragedia».
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