Il Tirreno

Chiuso per crisi, tempi duri per i negozi

di Claudia Guarino
Chiuso per crisi, tempi duri per i negozi

Al posto di realtà storiche aprono attività che cessano dopo poco. Sempre più volatile la situazione commerciale piombinese

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Ci sono meno negozi di abbigliamento. Ma più imprese che si occupano di commercio ambulante e che vendono, nello specifico, calzature e capi di vestiario sui banchetti.

Alcune rivendite specializzate in pesce sono chiuse.

Qualche bottega di frutta e verdura, di giocattoli o di telefonia è invece aperta.

Il panorama commerciale a Piombino è in movimento.

Basta fare un giro in centro per rendersi conto che molti negozi hanno cessato l’attività.

Alcuni sono stati sostituiti da esercizi nuovi, altri hanno lasciato dietro di loro fondi sfitti.

Se guardiamo i dati forniti dalla Camera di commercio, però, non risultano notevoli differenze tra il numero di imprese commerciali registrate al terzo trimestre del 2015 e quelle relative allo stesso periodo del 2016.

Nello specifico, secondo le statistiche elaborate dal Centro studi e ricerche Cciaa Maremma e Tirreno su dati Infocamere, al terzo trimestre del 2015 le imprese di commercio al dettaglio registrate con sede a Piombino erano 657, quelle di vendita all’ingrosso, invece, 135.

Nello stesso periodo del 2016, invece, le imprese sono, rispettivamente, 654 e 144.

La differenza è di tre imprese in meno registrate nel dettaglio e nove in più nell’ingrosso.

C’è da tenere presente, però, che, per quanto riguarda il commercio al dettaglio, al terzo trimestre del 2016 si contano 20 iscrizioni di imprese, contro 35 cessazioni.

Il saldo, che in questo caso è negativo, risultava positivo nel medesimo periodo del 2015.

Quindi nel 2016 hanno chiuso più esercizi e ne sono aperti meno.

Il fatto che poi la differenza tra i primi tre trimestri del 2016 e quelli del 2015 sia di -3 imprese al dettaglio dipende dai movimenti avvenuti nell’ultimo trimestre del 2015.

«Se alla fine c’è quasi un pareggio di dati – dice Marco Torchioni, presidente di Confcommercio Piombino - bisogna anche considerare che spesso chiudono realtà storiche e aprono attività che cessano dopo poco. Non c’è molto lavoro in generale e sempre più persone si improvvisano commercianti».

«Ma, senza un’adeguata preparazione – aggiunge Torchioni – , si rischia di abbassare la qualità del servizio e di chiudere i battenti dopo non molto tempo». Uno degli esercizi storici di Piombino chiuso da poco è, ad esempio, il bar Bristol di via Petrarca, che al momento è stato rimpiazzato da un fondo vuoto.

Ma per farsi un’idea della volatilità della situazione commerciale piombinese è sufficiente dare un’occhiata alle foto storiche di Google Maps. In via Petrarca, ad esempio, nel 2011, all’altezza del civico 74, c’erano un negozio chiamato il Mondo di Nemo, un fondo chiuso, un’agenzia immobiliare e il punto vendita di un operatore telefonico.

Nella primavera del 2016 cambia tutto: ci sono una bottega di capsule da caffè, due fondi vuoti (in cui hanno poi aperto un negozio di prodotti locali e uno di saponi sfusi) e l’attività “Dolce e salato”. Tra tutti i settori di commercio al dettaglio, comunque, quello in cui c’è stato un maggior numero di cessazioni di attività è l’abbigliamento, con otto imprese in meno registrate tra il 2015 e il 2016.

Vestiti e scarpe vanno però meglio nel quadro delle vendite ambulanti, dove si registrano sette imprese in più. C’è poi un aumento nel numero delle imprese specializzate nel commercio di bevande (+2) e un calo di quelle che si occupano di pesci e molluschi (-2). Ma il panorama piombinese cambia in continuazione.

«Il commercio in città ha risentito molto della crisi – spiega Antonio Baronti, presidente di Confesercenti Piombino -, è venuto meno il suo motore, che era la fabbrica. Per ora non ci sono grandi speranze nel futuro. Le imprese hanno bisogno di agevolazioni fiscali e di una promozione turistica che vada oltre il periodo estivo».

Anche Torchioni concorda nel disegnare un panorama le cui tinte sono piuttosto fosche.

«Le entrate del commercio restano modeste – sottolinea Baronti -. La situazione di incertezza permane e l'impoverimento del tessuto commerciale è davanti agli occhi di tutti. Dobbiamo unire le forze per attirare anche una clientela diversa da quella cittadina».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web