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Cavo, paletti e divieti sulla stazione termale
Doccia fredda della Regione sui propositi accarezzati dalla giunta riese Il vicesindaco Muti: «Non demordiamo, faremo valere i diritti della frazione»
CAVO. Doccia fredda della Regione sui propositi accarezzati dalla giunta riese di realizzare un centro termale nella sua principale frazione balneare, Cavo. Più una teoria di divieti recitati in faccia al primo cittadino di Rio Marina, che suggerimenti da adottare e intraprendere per dotare questo versante dell’Isola di una stazione termale al passo con i tempi.
Paletti e divieti, che avrebbero tagliato le gambe a chiunque, ma non a Renzo Galli, sindaco di Rio Marina che fortemente crede nella bontà della proposta e ribadisce la volontà di realizzarla. Ma il problema sarà il come. L’enorme scoglio da superare è rappresentato dal Piano d’indirizzo territoriale (Pit) che ha valenza anche di piano paesaggistico, laddove prescrive con chiarezza esemplare che su tutto il territorio della regione non si può costruire entro i 300 metri della fascia costiera. Proprio, cioé, nel tratto dove sgorga con una portata di 12 litri al secondo dal sottosuolo acqua calda (47,7 gradi) in modo costante, proveniente da un pozzo a 128 metri di profondità.
« In Regione - aggiunge il vicesindaco di Rio Marina, Giovanni Muti - ci hanno fatto notare che sul territorio che amministriamo noi ci sono tante, anzi troppe volumetrie di costruzioni. Aggiungerne altre sarebbe oltremodo deleterio». Due posizioni, quelle che si sono confrontate in Regione, diametralmente opposte, dove ognuna ha fatto valere le proprie ragioni. Alla fine nessun compromesso. Nessuna concessione, né deroga. Dunque questo versante resterà senza un centro termale? «Non demordiamo - puntualizza il vicesindaco - Affronteremo la situazione e cercheremo di far valere le nostre ragioni. Abbiamo un territorio sommerso da vincoli e ci impediscono di fare qualsiasi progetto di riutilizzo. Vero che ci sono tante costruzioni derivanti dalla precedente attività mineraria, ora dismesse e abbandonate. Ci è consentito il recupero – spiega – solo però che vengano utilizzate con lo scopo per cui sono stati realizzate. Insomma come se, per rendere funzionali le costruzioni , fosse necessario riaprire le miniere di ferro...». Così la questione che si trascina da anni.
«Per concretizzare il centro termale a Cavo – dice sempre Muti – abbiamo calato la carta della pubblica utilità, visto che una stazione termale ha proprio la funzionalità pubblica. Ma anche con questo argomento abbiamo ricevuto una risposta negativa. Noi però siamo fermamente determinati - conclude Giovanni Muti - a far valere i diritti del nostro territorio».
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