Meteo
L’antico acquedotto di Cosmopoli
Visita alla rete idrica sotterranea della città medicea. E per il presente è allarme per le condizioni della condotta sottomarina
PORTOFERRAIO. «Siamo grati ai Medici signori di Firenze, che fortificando Portoferraio nel 1548, crearono grandi cisterne e un acquedotto in grado di dare sviluppo alla futura città. L’acqua, la farina e la legna per ardere, erano gli elementi vitali, in caso di assedio». È quanto ha raccontato il professor Giuseppe Massimo Battaglini, che ha accompagnato una grande folla a scoprire l’importante rete sotterranea della città, fatta di cisterne antiche. L’iniziativa, che si è tenuta sabato pomeriggio, è stata organizzata dal Lions Club isolano diretto da Gino Gelichi, dal Comune di Portoferraio e dall’Asa (Azienda servizi ambientali) ed è stata battezzata con il titolo “La civiltà dell’Acqua”.
Un tour didattico partito dal Forte Falcone (a condurre i partecipanti è stato il vicesindaco Roberto Marini con l'architetto comunale Elisabetta Coltelli. «Alcune di queste cisterne, – ha fatto notare Battaglini– come quella sotto piazza Padella, la più grande, sono ancora attive come depositi dell'acqua potabile, opere preziose ed efficienti».
Dopo l'ampio tour, che ha permesso di notare nelle fortezze, gli effetti positivi dell'eliminazione di piante infestanti e gli antichi camminamenti, c'è stata la riunione finale, alle 17, nella sala consiliare del Comune, per una conferenza. Al centro dell’attenzione la tematica dell'approvvigionamento idrico, con relatori il sindaco Mario Ferrari, a suo tempo architetto della Comunità Montana che gestiva gli acquedotti, il geologo Alessandro Damiani e Marco Brilli, dirigente Asa. Il primo cittadino ha fatto un'ampia relazione, con proiezioni di slide, per far capire l'evoluzione storica dei rifornimenti idrici dell'isola d'Elba, fin dalle prime costruzioni delle ville romane, per arrivare al primo acquedotto realizzato nel 1912 dall'Ilva, che gestiva gli altiforni a Portoferraio, poi cenni anche sull'apporto dell'acqua potabile con l'uso anche di 40 bettoline, quindi progetti di dighe, per arrivare ai tempi più recenti con la creazione della dorsale idrica e il collegamento sottomarino che alimenta l'isola con acqua che proviene dalla Val di Cornia. Una maxi cronaca di eventi che ha messo in risalto come l'Elba non abbia mai avuto una vera e stabile soluzione ed è da sempre sofferente, nel periodo estivo, negli approvvigionamenti, dopo l'avvento del turismo che porta all'Elba oltre 250 mila ospiti. «La soluzione sta nello stoccaggio - ha detto Ferrari, supportato poi anche dall'intervento del geologo Damiani, che ha ricordato l'importanza di giuste tecniche di prelievo di acqua dal sottosuolo, per evitare inquinamenti delle falde – uno stoccaggio efficace della nostra acqua di qualità che sgorga dal Monte Capanne, come suggerisce anche il progetto di Meneghin da anni. È tempo che le decisioni non siano imposte dall'alto, ma che gli elbani vedano realizzata una indipendenza idrica valida».
Ed a confermare la situazione, ancora oggi critica, è stata, indirettamente, la relazione del dirigerete Asa Marco Brilli, che ha ricordato come i consumi vadano costantemente ad aumentare e non a caso è in fase di progettazione-attuazione la creazione di un dissalatore, in grado di potenziare l'acqua nel periodo estivo. Ha poi ricordato come il collegamento sottomarino, nato negli anni 80, sia arrivato al capolinea e vada realizzato ex novo. E sono note le preoccupazioni, espresse anche da Legambiente, per lo stato precario della struttura che porta l'acqua all'isola; è tempo insomma di mandarla in pensione, prima che possa accedere l'irreparabile ed è anche tempo che l'Elba sia resa indipendente dal punto di vista idrico e in maniera sostenibile.
Stefano Bramanti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
