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Negozi chiusi e fondi sfitti, l’anno nero del commercio
Nessuna via del centro si salva, ma c’è anche chi resiste o punta su nuove attività Pesano la crisi della siderurgia e i costi fissi legati alle tasse e alle bollette
PIOMBINO. Una volta al civico 112 di via Petrarca, a Piombino, c’era lo storico Bar Bristol. Adesso c’è un fondo chiuso, con alcuni lavori avviati. Poco più avanti si trovava una latteria. Dall’altra parte della strada, invece, c’erano una pizzeria a taglio e due rivendite di pasta fresca. Adesso ci sono dei locali sigillati, con cartoni o fogli di giornale sulle vetrate e, a volte, appare la scritta “Affittasi fondo commerciale”.
In via Pisacane o in corso Italia, soprattutto nella parte finale, quella che si immette su viale della Resistenza, la situazione è simile. Gli esercizi commerciali chiusi sono molti: negozi di biciclette e di vestiti, punti vendita di pesce, compro oro, edicole. Tutte attività cessate.
«Dove una volta c’erano i negozi adesso ci sono molti fondi sfitti – dice un commerciante di corso Italia – Credo che parecchio sia dovuto alla crisi della siderurgia. Da quando la fabbrica non è più il motore della città molte attività stentano a rimanere aperte».
E così, camminando per corso Italia, via Pisacane, via Petrarca, ma anche percorrendo via Spalato, piazza della Costituzione e zone limitrofe notiamo che molte porte sono chiuse e le insegne, dove sono rimaste, si stanno consumando.
Ma, d’altra parte, c’è anche chi decide di avviare un’attività. In via Petrarca, ad esempio, prossimamente aprirà una rivendita di saponi sfusi. In piazza Gramsci, invece, c’è una gelateria a chilometri zero. Qualcun altro, poi, ha aperto da poco, come “Usatomania” in corso Italia, che esiste da un mese o “Le Cibarie” in via Petrarca, che ha iniziato le attività da un paio di mesi.
Infine ci sono gli esercizi storici, quelli che resistono nonostante tutto. «Noi siamo a Piombino da 50 anni – spiega Sandra Leoni, titolare della gioielleria Rosignoli, in corso Italia - I tempi sono cambiati e noi cerchiamo di andare avanti adattandoci. Alcune possibilità ci sono. Le crociere, ad esempio, per noi sono state una grande opportunità».
Anche la dipendente di Mastropan, negozio di via Petrarca, sottolinea che «abbiamo sempre lavorato, anche perché abbiamo i nostri clienti affezionati. Anni fa però c’era più gente. Ed è vero che da un po’ di tempo, intorno a noi, i negozi aprono e chiudono in continuazione».
Una tendenza, quella alla trasformazione della mappa degli esercizi commerciali di Piombino, confermata anche da uno dei fruttivendoli di via Petrarca: «Io lavoro qui da 23 anni – dice Dario Fossi – E’ sempre più difficile, perché la gente ha paura di spendere e tende a risparmiare. Tante attività qui intorno sono chiuse, ma io tengo duro».
Sulla stessa strada c’è una vetrina sopra la quale si legge ancora “Pasta Fresca”, ma l’attività è chiusa. «Noi – dice l’ex titolare del negozio, preferendo restare anonimo – avevamo un esercizio simile a San Vincenzo. Siamo venuti a Piombino perché lì le cose andavano male, ma qui sono andate peggio. Abbiamo aperto per un anno, all’inizio guadagnavamo poco, ma da giugno c’è stato un calo del 40%. Non riuscivamo nemmeno a pagare le bollette, così abbiamo chiuso. Non sappiamo più cosa fare, ci resta solo l’espatrio».
Anche Pizza a pezzi ha cessato l’attività, adesso le sue vetrine sono tappezzate con fogli di giornale. E dove c’era la latteria, che si è trasferita in un’altra zona, ora ci sono solo spesse saracinesche verde scuro. Anche in corso Italia e in piazza Gramsci ci sono esercizi che hanno deciso di trasferirsi. E’ il caso di una lavanderia e di un’agenzia di viaggi, molte altre hanno chiuso definitivamente.
Un fondo, in cui c’era una rivendita di biciclette e prima ancora un negozio di abbigliamento, è vuoto da anni ad esempio. «Il fatto è che spesso la gente non arriva a passeggiare fino a viale della Resistenza – dice la titolare di Rosignoli – I più si fermano nella prima parte di corso Italia, quindi le attività che si trovano sull’altra parte fanno più fatica».
Ci sono però anche negozi che aprono e funzionano. Da un mese è nata una rivendita di oggetti usati, soprattutto di artigianato. «Facendo tutti gli scongiuri del caso, posso dire che per ora l’attività va bene – dice Patrizia Iroide, titolare di “Usatomania” – Io ho cercato di differenziarmi, se avessi voluto aprire un negozio di vestiti probabilmente mi sarei rovinata. Ho pensato alla vendita di oggetti usati di qualità e per ora non mi lamento».
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