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Morì nel fosso, la Provincia paga i danni. Il perito: "Bastava un guardrail per salvarle la vita"
Piombino: l’incidente 10 anni fa a Fiorentina, la donna aveva 42 anni. Sarebbe bastato un semplice guardrail per salvarle la vita
PIOMBINO. Cristina morì schiacciata nell’auto finita fuori strada, per la strada scivolosa: non bastarono le cinture di sicurezza e l’apertura dell’airbag a salvarla, perché la sua Ford Fiesta si ribaltò e sbattè con violenza contro un manufatto in cemento, seminascosto dalla vegetazione. Sarebbe bastato un semplice guardrail a salvarle la vita, tanto che la famiglia decise di fare causa civile alla Provincia, per risarcimento danni, assistita dall’avvocato Sara Cheli.
Adesso, a distanza di dieci anni dall’incidente (avvenne il 6 luglio del 2006), la Provincia, tramite la sua assicurazione, ha deciso di risarcire i danni ai parenti della giovane madre. Al tempo stesso, però, quella curva pericolosa è ancora senza guardrail e il manufatto in cemento, usato per la regimazione delle acque del fosso, è ancora lì, nascosto dalle erbacce. E la famiglia di Cristina non avrà pace finché quel tratto di strada non sarà messo in sicurezza.
L’incidente avvenne all’inizio della Geodetica, a Fiorentina, pochi metri dopo la deviazione per Baratti. Erano più o meno le 7,15, Cristina Cecchini stava andando al lavoro a Cecina, l’asfalto era umido per la pioggia. Prendendo la curva a destra, peraltro a velocità moderata, la Fiesta perse aderenza e andò dritta nel fosso a sinistra, ribaltandosi e finendo la propria corsa contro il cemento del manufatto. Cristina, madre di due figli allora di 8 e 14 anni, morì sul colpo per l’impatto.
L’avvocato Sara Cheli, fra le altre cose, ha prodotto una perizia di parte, del consulente tecnico Fabrizio Melis. Quest’ultimo, nella sua relazione, ha evidenziato una serie di problemi che, sommati fra loro, hanno causato l’incidente e poi il decesso della donna.
Asfalto eterogeneo. «Nel punto in cui la vettura ha avuto i primi problemi di aderenza - scrive il perito - il manto asfaltato presenta una condizione di eterogeneità: vi sono due strati di natura diversa fra interno ed esterno curva. Questa situazione se può essere ininfluente con asfalto asciutto, di contro con asfalto bagnato, potrebbe realisticamente aver peggiorato una condizione di aderenza della Ford». Inoltre sul manto stradale ci sono avvallamenti.
Segnaletica inadeguata. «Nel tratto di strada che anticipa la curva luogo dello scontro, non è presente né il cartello di curva pericolosa, né tantomeno il cartello di pericolo per presenza di asfalto che può diventare sdrucciolevole in caso di pioggia».
Cunetta sull’extradosso. «Le cunette sono reputate pericolose in quanto possono portare al ribaltamento del veicolo e al suo brusco arresto. Di fatto nelle nuove realizzazioni il decreto 5/11/2001 “Norme Funzionali e geometriche per la costruzione delle strade” prevede che devono essere protette le cunette di forma trapezia con profondità maggiore di 30 cm». E lì il guardrail non c’era. E non c’è neppure adesso.
Blocco in cemento non protetto. «L'opera idraulica realizzata in cemento armato è posta nel punto terminale del fosso per lo scolo delle acque piovane: il manufatto è chiaramente l'elemento a cui ricondurre, in maniera più diretta, la causa del decesso. La pericolosità è dovuta a più fattori tra cui la durezza del materiale di cui è costituito, la vicinanza alla sede stradale e il particolare collocamento».
Le conclusioni. Conclude il perito: «La morte della signora Cecchini è fortemente correlabile a due aspetti: 1)la mancanza di una barriera di ritenzione sull'extradosso di quella curva; 2) la presenza di un ostacolo in prossimità della sede stradale sul quale la vettura è andata ad impattare. È indubbio che la curva teatro del sinistro era, ed è, oggettivamente in una condizione di forte pericolosità, tant'è che una semplice fuoriuscita dalla sede stradale ha causato la morte della signora Cecchini, nonostante la cintura correttamente allacciata, lo scoppio degli airbag ed una velocità che, sebbene non commisurata per il manto stradale bagnato, è comunque da ritenersi non particolarmente elevata».
E già nell’articolo del Tirreno di dieci anni fa due testimoni dell’accaduto, due camionisti, fecero notare che la curva è molto pericolosa, arrivando a dire: «Chissà cosa si aspetta a metterci un guardrail».
«È stata una battaglia legale lunga che ci ha portato continue sofferenze e che ha avuto un risultato importante, ma non potrò dire fine a questa vicenda fin tanto che l'ente competente non provvederà a mettere in sicurezza il tratto di strada dove è morta mia sorella» dice Rosita Cecchini sorella della defunta. La stessa ha inviato idonea segnalazione a tutti gli enti ed autorità preposte affinché possano intervenire urgentemente a mettere in sicurezza quel tratto stradale.
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