Il presidio
Ex Unione, Ferrari rinuncia al maxi ricorso
Il Pd denuncia: «Una marcia indietro assurda, i debiti mettono a rischio i bilanci di tutta l’Elba»
PORTOFERRAIO. È come una bomba di una guerra del passato, rimasta coperta sotto la polvere per qualche anno e innescata a distanza dal Comune di Portoferraio. Una bomba, dunque, il cui esplosivo consiste in un passivo di quasi 12 milioni di euro, e la cui esplosione investirebbe coi i suoi frammenti i bilanci di tutti i Comuni dell’isola, alcuni dei quali - quelli più piccoli - rischierebbero persino di chiudere i battenti. È il quadro preoccupante delineato dal Pd elbano nel corso di una conferenza urgente a cui hanno partecipato l’ex sindaco Roberto Peria, la capogruppo di minoranza Cosetta Pellegrini e il segretario del circolo Pd di Portoferraio Paolo Andreoli.
Al centro dell’attenzione il caso dell’Unione dei Comuni che torna a far tremare le amministrazioni comunali dell’isola in seguito ad una scelta della giunta di Portoferraio e del sindaco Mario Ferrari, che dell’Unione è stato dirigente. Il Pd ha denunciato pubblicamente la rinuncia da parte del Comune, condivisa con la Regione Toscana, a voler portare avanti il ricorso presentato nel 2012 contro il piano di successione dell’Unione dei Comuni, nata sulla ceneri dell’ex Comunità Montana e dissoltasi per gravi problemi finanziari, e l’ulteriore ricorso per motivi aggiunti relativo ai vari atti approvati dall’allora commissario liquidatore Graziella De Castelli.
In parole povere Portoferraio, rinunciando a “coltivare” il ricorso di fronte al Tar, accetta di coprire le passività senza discutere la bontà del piano di successione di fronte ai giudici amministrativi. Ma la scelta, secondo Peria, finirà per coinvolgere anche le altre amministrazioni, alcune delle quali avevano presentato dei ricorsi “ad adiuvandum” legati al ricorso principale di Portoferraio. «La verità – ha spiegato l’ex sindaco Roberto Peria – è che già da oggi i creditori possono emettere i decreti ingiuntivi nei confronti dei Comuni elbani. Ferrari ha dato uno schiaffo a tutta l’Elba che comporterà delle conseguenze pesantissime».
La memoria di Carrozza.
È bastato un documento per far riesplodere la polemica sull’Unione dei Comuni, una pagina chiusa a fatica all’Elba con la discussa approvazione del piano di successione elaborato dall’allora commissario Gabriele Orsini che, oltre a distribuire le risorse dell’ente ai tre eredi (Comuni, Provincia e Consorzio di bonifica) consegnò anche il “conto”, costituito dagli attivi e dai passivi dell’ente dissolto. Nei giorni scorsi il legale del Comune Paolo Carrozza, incaricato dall’ex sindaco Peria di impugnare per il Comune di Portoferraio il piano di successione approvato dalla Regione, ha consegnato una memoria nella quale si informa il Tar circa «l’istanza di sopravvenuta carenza di interesse, a firma congiunta del Comune di Portoferraio e della Regione Toscana, depositata nel giudizio principale, nel quale il Comune di Portoferraio aveva impugnato il piano di successione».
Un documento per il quale, al momento, il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari non intende rilasciare alcuna dichiarazione. E un documento, ad oggi, avvolto nel mistero, dal momento che non risulta pubblicato dall’amministrazione portoferraiese alcun atto con il quale sia stato dato mandato al legale di dichiarare la sopravvenuta carenza di interesse riguardo alla partita dell’Unione dei Comuni che, per Portoferraio, incide per qualcosa come 5 milioni di euro.
«Un atto contro l’Elba».
I ricorsi di Portoferraio mettono in discussione la ricostruzione degli attivi e dei passivi dell’ex Unione dei Comuni e della ex Comunità montana, nella quale sono comprese svariate partite, a partire dai finanziamenti mai utilizzati per il canile comprensoriale, al frantoio i cui lavori non sono mai stati conclusi, fino ad anticipazioni di cassa non restituite e contenziosi e mancati pagamenti per le condotte sottomarine. «In molti casi – ricostruisce Peria – si trattava di partite complicate che il commissario, me lo aveva confidato lui stesso, non era stato in grado di ricostruire in modo adeguato. Il piano presentava numerose omissioni ed errori ma, per una legge che secondo noi non era costituzionale, non poteva essere modificato in corsa. Così il commissario liquidatore ha compiuto le ripartizioni dei debiti partendo da un piano sbagliato, attribuendo ai Comuni passivi non dovuti. Non avevamo la certezza di vincere al Tar, ma confidavamo di poter spiegare bene cosa di quel piano non andava. Con questo passo indietro Ferrari rinuncia a far valere di fronte ai giudici le ragioni di Portoferraio e di tutti gli altri Comuni elbani».
Reazione a catena? Secondo l’ex sindaco Peria il venire meno dell’interesse di Portoferraio sui ricorsi finirà per vanificare anche i ricorsi presentati dagli altri Comuni dell’isola, che il Tar aveva unificato in un unico dibattimenti (la prima udienza è fissata per il 9 novembre). Gli altri Comuni, in queste ore, stanno verificando con i propri legali se i ricorsi presentati (lo hanno fatto Marciana Marina, Campo e Capoliveri) perderanno efficacia. «Quando impugnai il piano la legge era diversa, Portoferraio era capofila, avrebbe liquidato con risorse proprie i passivi per poi rivalersi sugli altri Comuni – spiega Peria – poi la legge è cambiata e anche gli altri Comuni si sono mossi. Ma la rinuncia al ricorso principale, farà cadere come un castello di carta anche gli altri ricorsi».
È chiaro come la partita sia delicata per gli enti locali dell’isola, in special modo per quelli più piccoli. Il primo quadro economico dell’Unione ricostruito dall’allora commissario liquidatore Graziella De Castelli, risalente al 2013, imputava all’ente dissolto passivi pari a 11.394.907. Gli attivi erano di poco inferiori, ovvero 11.307.000 euro: ma già nel 2013 circa 5,5 milioni di euro di crediti erano considerati inesigibili. Ora che sono passati altri tre anni, la quota si sarà ridotta ulteriormente. Portoferraio, da solo, farebbe fronte al 38,67% del debito, seguito da Campo (14,54%), Capoliveri (12,33%), Porto Azzurro (11,99%), Rio Marina (7,05%), Marciana (6,81%), Marciana Marina (6,19%) e Rio nell’Elba (3,83%).
Per Porto Azzurro, ad esempio, far fronte come debiti fuori bilancio alle passività dell’ex Unione vanificherebbe il piano di rientro dal disavanzo, concordato con la Corte dei Conti. Ma il pagamento sarebbe disastroso anche per Rio nell’Elba e per altri comuni fragili dal punto di vista finanziario.
L’avanzo sospetto e il doppio ruolo di Ferrari.
La bomba Unione dei Comuni rischia di deflagrare non solo nella casse dei Comuni ma anche a livello politico. Cosetta Pellegrini, capogruppo di minoranza, fa notare come «il Comune in questi anni non ha speso un euro, ora abbiamo capito. Li stavano mettendo da parte. Hanno un avanzo di amministrazione di circa 4,5 milioni, giusto quello che serve per far fronte ai creditori». Paolo Anderoli, segretario del circolo Pd di Portoferraio, rincara la dose: «Ci hanno preso in giro fin dall’inizio – spiega – abbiamo capito perché non spendevano i soldi. Il ricorso? Ferrari è stato dirigente della Comunità Montana e dell’Unione dei Comuni, è difficile non pensare male».
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