Il Tirreno

«Avvertito in ritardo della morte di mamma»

di Antonella Danesi
«Avvertito in ritardo della morte di mamma»

Ferrari arrabbiato per il trattamento in ospedale: mi hanno informato solo il giorno dopo e hanno perso i suoi effetti personali

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PORTOFERRAIO. «Mia mamma è morta, ma l’ho saputo solo il giorno dopo. Non è accettabile». Mario Ferrari, solo pochi giorni fa, si è trovato a dover affrontare in prima persona i problemi sulla sanità che ha denunciato in rappresentanza dei suoi cittadini. E attende ancora delle risposte sul decesso della madre. Una morte inaspettata e di cui la famiglia, racconta il primo cittadino, è stata informata con ore di ritardo, senza contare alcune traversie affrontate nei giorni precedenti. Tutto è iniziato il 21 settembre scorso quando la mamma del sindaco fu portata al pronto soccorso in cui venne scoperto un tumore che stava ostruendo la trachea impedendo la respirazione.

La paziente era stata trasferita a Pisa, dove non era possibile trasferire i risultati della Tac per consentire una valutazione da parte dei sanitari. «Vista l’impossibilità di trasferire il materiale a Pisa, un fatto oggettivamente incontestabile e alquanto anomalo in un’azienda sanitaria così vasta e in un centro che dovrebbe essere di altissimo livello, – spiega il sindaco – sono diventato un staffetta volontaria che imbarcandosi sulla prima nave utile ha portato, nel minor tempo possibile, il dischetto della Tac a Pisa». Nel frattempo la madre di Mario Ferrari era stata trasportata con elisoccorso all’ospedale di Piombino dove il dottor Pallini il 27 settembre aveva eseguito un intervento risolvendo la fase acuta della malattia. Il 3 ottobre la paziente torna all'ospedale di Portoferraio. È vigile e presente, incontra il marito, i familiari e gli amici. Idem la sera del 4 ottobre, quando alle 20 dice ai figli che sta bene e che i familiari e pensino piuttosto a mettere a tavola il padre, da solo a casa.

«La sera di martedì 4 ottobre mia madre stava bene – racconta Ferrari – ha mangiato e ha salutato tutti noi. Inoltre siccome tutto stava andando per il meglio, si stava parlando delle dimissioni previste per il mercoledì o il giovedì successivo». Dopo di che tutto precipita. Il sindaco alle 5.26 del 4 ottobre viene raggiunto da una telefonata che lo invita a recarsi all'ospedale. Arriva intorno alle 6 meno 10 ma riesce a parlare con il medico di turno solo alle 6.30. Questo riferisce che tra le 1,30 e le 2,30 della nottata la madre era venuta meno. «Un colpo, un momento difficile - spiega ancora il sindaco - a cui ho fatto fronte per avviare le procedure del caso, contattare l'impresa funebre e prendere a casa i vestiti per ricomporre la salma».

Al rientro all'obitorio il sindaco nota il necrologio che data la morte della madre al 4 e non al 5 ottobre come era stato informato il primo cittadino. «Chiedo spiegazioni - continua - e apprendo dall'impresario funebre che il certificato dimostra che la morte è avvenuta il giorno prima contrariamente a quanto indicatomi dal medico di turno».

A questo punto ci sono alcuni interrogativi che il sindaco si pone e che ha posto, in una lettera, al presidente della Regione Toscana, all'assessore regionale alla salute, al direttore generale della Asl Toscana Nord Ovest, al responsabile del presidio ospedaliero elbano, al responsabile di zona distretto Elba e al presidente della conferenza dei sindaci. «Prima di tutto – scrive il sindaco – domando se è normale che i parenti di un paziente a rischio vita si debbano recare personalmente fino a Pisa, dovendo fare i conti con la tempistica collegata ai traghetti e alla rete viaria, per consegnare la Tac. Non mi sembra rientri nelle procedure».

L'altro interrogativo è ancora più delicato. «Mi chiedo - scrive Ferrari - se è normale che in punto di morte non si avvisino i parenti ma si proceda ad avvisarli del decesso addirittura il giorno successivo. Così come chiedo se sia normale che neanche gli effetti personali sano stati restituiti nonostante sia andato in reparto a riprenderli. Non si sa dove sono finiti. Quello che conta è l'affetto di mia madre e i momenti positivi, ma in un momento così doloroso inciampare in queste situazioni lascia certamente sconcertati e questo mi porterà ad avere ancora più attenzione nei confronti delle persone che busseranno alla mia porta per lamentare i loro problemi».

E ora, per la sua vicenda, attende risposte precise dai vertici aziendali e dagli amministratori . «Non si può sempre dire che funziona tutto bene - termina - Mi auguro che abbiano almeno l'onestà di dare una risposta».

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