Il Tirreno

«Le mie parole male interpretate»

«Le mie parole male interpretate»

Il consigliere Nurra chiarisce il suo intervento e si difende dalle accuse di razzismo

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PORTOFERRAIO. Il consigliere comunale voleva denunciare l’abbandono dei rifiuti ma, alla fine, è inciampato su Facebook. Ha suscitato clamore per il bollettino di guerra espresso da Riccardo Nurra, consigliere comunale di maggioranza, che ha voluto denunciare, sul proprio spazio Facebook, casi di inciviltà di chi lascia rifiuti. Ma le parole usate da Nurra, per alcuni, avevano un senso negativo e razzista. «In questi casi non sono giovinastri o i soliti negri o zingari – ha scritto Nurra – Sono padri di famiglia che non danno un bell'esempio ai loro figlioli». Parole dosate male, che di conseguenza sono state interpretate da alcuni come offensive e razziste. Un equivoco, secondo Nurra, che ha chiarito di voler porre in risalto come di solito l'opinione pubblica tenda ad addebitare questi fatti a certe categorie. E invece lui intendeva far risaltare il contrario, che sono proprio alcuni portoferraiesi autori dei misfatti. «Chi fa questo, cioè abbandona per strada mobili, cucine, frigoriferi, letti, materassi e molto altro, non può essere che un residente che ha un tetto sulla testa, perché “neri” e “zingari”, almeno quelli che sbarcano qui, purtroppo per loro, non hanno mai posseduto questi oggetti – ha spiegato Nurra – Ritengo questa spiegazione necessaria per coloro che mi hanno frainteso: per chi invece ha voluto strumentalizzare, nonostante ne abbia colto il significato, se vuole accusarmi di razzismo, faccia pure». Nurra era intervenuto denunciando numerosi abbandoni di rifiuti in città. «E' stato abbandonato un frigorifero – ha detto – al parcheggio della Sghinghetta, ingombranti a San Giovanni e anche al Conad di Schiopparello». Alcuni mobili sono stati lasciati vicino ai raccoglitori di immondizia in zona San Michele di Bagnaia, calcinacci verso il Vecchio Papa e addirittura una cucina intera e reti da letto abbandonati in via Palchetti. «Perfino alla Villa di Napoleone- prosegue il pensionato - qualcuno ha lasciato un materasso, un televisore e dei pneumatici».

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