Il Tirreno

Aferpi, si fermano i treni. E Rebrab insiste per Leali

Cristiano Lozito
Il treno rotaie dello stabilimento Aferpi (foto PaBar)
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Il treno rotaie dello stabilimento Aferpi (foto PaBar)

Stop per manutenzioni (ttp) e carenza di semiprodotti a tmp e tve. Ma intanto arrivano 18 milioni da Unicredit destinati al circolante

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PIOMBINO. Alla vigilia dell’assunzione in Aferpi degli ultimi 719 lavoratori ex Lucchini (tecnicamente il primo novembre), si fermano i treni di laminazione. Di certo si sa solo che il treno rotaie ripartirà il 14 novembre dopo un intervento di manutenzione, il Tmp prevedibilmente qualche giorno dopo, mentre sul treno vergella sono in corso verifiche per capire se è possibile una ripartenza in tempi brevi.

A Tmp e Tve dunque mancano i semiprodotti, ma il problema dell’approvvigionamento non è legato solo a quello del “circolante”. Pesa anche il tema dei rapporti con i fornitori e pure del prezzo del materiale, che sta condizionando pesantemente i conti delle acciaierie piombinesi.

Almeno così sembra spiegarsi l’accelerazione da parte di Issad Rebrab dell’operazione tesa a ottenere l’affitto degli impianti della Leali Steel, e cioè l’acciaieria elettrica di Borgo Valsugana e il laminatoio di Odolo (Brescia) che produce barre, di proprietà del Gruppo Klesch, dove lavorano complessivamente 250 dipendenti.
Una volontà, quella di ottenere in affitto il controllo della Leali (dopo la due diligence che esattamente un anno fa aveva sconsigliato Aferpi a procedere all’acquisto) che Rebrab ha ribadito anche nell’incontro col ministro Carlo Calenda e il presidente della Regione, Enrico Rossi, motivata appunto con la necessità di avere una produzione “propria” capace anche di consentire dei risparmi.

Ipotesi che non piace ai sindacati piombinesi (anche se ufficialmente non si esprimono) visto che l’operazione comprende l’affitto di un laminatoio praticamente gemello del Tmp. E anche il Governo non vedrebbe di buon occhio un’operazione del genere, quanto meno non prima di aver messo a posto la situazione dello stabilimento piombinese, già complicata di per sé.

Smentite dunque le voci che parlavano di un contratto alla firma in questi giorni, mentre il management piombinese sta procedendo a un approfondimento della situazione prima di prendere delle decisioni.

Quadro complesso dunque, dopo l’incontro al ministero fortemente voluto da Calenda che ha chiesto un confronto diretto con Rebrab per capire le sue intenzioni rispetto al progetto dello stabilimento piombinese.
Fonti qualificate parlano di un incontro dove non si è fatto ricorso alla diplomazia, con Rebrab che ha proseguito nel suo refrain sull’ostracismo delle banche e il ministro che ha ribadito come sia indispensabile un intervento diretto della proprietà nell’investimento.

Il presidente di Aferpi ha comunque riaffermato la sua volontà di andare avanti, e le parti si sono date appuntamento per la metà del mese prossimo, con Calenda che ha chiesto per quell’incontro cronoprogramma e dettaglio dei finanziamenti.

Sul fronte finanziario intanto è stato raggiunto con Unicredit un accordo importante, per un finanziamento di 18 milioni che darà fiato al “circolante” e quindi all’acquisto dei semiprodotti. Intanto Alessandro Profumo continua a lavorare per trovare un’intesa con le banche in grado di sostenere complessivamente il progetto, sul quale però al momento è chiaro l’impegno necessario per acciaieria e treno rotaie, mentre su logistica e agroalimentare ancora sono da chiarire nei dettagli gli obiettivi e i costi conseguenti.
 

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