Il presidio
Parco, 40 anni dopo cresce ancora il numero di visitatori
San Silvestro registra un costante aumento di presenze Le cifre nel corso del dibattito sull’occupazione delle miniere nel 1976
CAMPIGLIA. I cunicoli e i binari sotterranei dove i minatori lavoravano sono ancora lì, dentro la collina. Anche l’ingresso del pozzo è lì, all’aperto, tra gli alberi. Ci sono ancora i carrelli, i compressori, i martelli e le pale meccaniche, tutti oggetti raccolti nel Museo delle macchine, ricavato nell’edificio dell’argano di Pozzo Earle.
Il Parco di San Silvestro è figlio del passato minerario di Campiglia e delle lotte del 1976, quelle rievocate sabato scorso con l’evento “Dalla miniera al parco. Dal parco alla miniera”. Ed è anche il parco che, in Val di Cornia, tra il 2015 e il 2016, ha registrato il maggiore incremento di presenze. Fino a luglio di quest’anno sono state 19.000 le persone che hanno deciso di visitarlo, con un aumento, rispetto allo stesso periodo del 2015, di otto punti percentuali.
«Le macchine e gli edifici della miniera sono ancora lì – dice Francesco Ghizzani Marcìa, presidente della Parchi Val di Cornia - ma con l’apertura del parco nuove voci ne hanno preso possesso, dando prospettive nuove a questi luoghi». Il pubblico può visitare il parco dal 1996, anno della sua apertura. Da quel momento il passato di Campiglia è diventato presente, con la possibilità di vedere la miniera del Temperino, la stazione di Pozzo Earle, ma anche Valle Lanzi e la Rocca di San Silvestro. Il Museo delle macchine è invece fruibile dal 2006.
Il progetto pilota del parco, preceduto da un’intensa attività archeologica nella zona, risale al 1989. Mirava a trasformare in museo un intero paesaggio, così da poter valorizzare il passato minerario di Campiglia. Il Comune ha poi acquisito i terreni ed è iniziata la realizzazione del parco, finché questo ha assunto le sembianze attuali.
«Il parco ha avuto un processo di formazione e crescita programmato dalle amministrazioni degli anni Ottanta, che hanno spinto verso una nuova visione delle risorse del territorio», dice Rossana Soffritti, sindaca di Campiglia. Su questi argomenti, sul parco e sulla sua storia, si è svolta sabato una tavola rotonda a Villa Lanzi, sede tra l’altro del centro di documentazione, aperto al pubblico nel 2004.
All’evento, coordinato dalla giornalista Maria Antonietta Schiavina, hanno partecipato autorità del passato e del presente. Il dibattito è iniziato con i racconti di Eraldo Ridi, responsabile Cgil Minatori Val di Cornia nel 1976, che ha rievocato la storia delle miniere di Campiglia e dell’occupazione intrapresa, 40 anni fa, dai lavoratori.
Accompagnato dalle proiezioni di foto d’epoca, anche Gianfranco Benedettini, vicesindaco di Campiglia nel 1976, ha parlato di storia, ricordando gli avvenimenti degli anni Settanta. E’ intervenuto poi Fabio Picchi, ex proprietario della “Miniera di Campiglia Spa” che al Tirreno ha raccontato stralci di vita tratti dall’occupazione del ’76, dicendo che «durante la cassa integrazione i minatori lavoravano comunque. Non si sarebbe potuto fare, ma l’azienda era d’accordo».
Quest’opera è ciò che, secondo Ridi, ha reso possibile la futura realizzazione del parco archeominerario di San Silvestro, in quanto nel periodo di cassa integrazione gli operai, facendo la manutenzione degli impianti, hanno permesso un futuro recupero delle strutture. Durante la tavola rotonda sono intervenuti anche Francesco Ghizzani Marcìa, Rossana Soffritti, Gianna Fracassi, segretaria nazionale Cgil e Silvia Velo, sottosegretaria all’Ambiente, che ha sottolineato come «la miniera e la memoria della lotta dei lavoratori sono l’eredità da cui è nato il parco di San Silvestro. Oggi, come allora, il nostro territorio vive un momento difficile, ma proprio l’esperienza del parco dimostra come le difficoltà possano trasformarsi in occasioni di sviluppo e rilancio». (c.g.)
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