Il Tirreno

Dalla miniera al parco grazie a 60 cassintegrati

di Claudia Guarino
Dalla miniera al parco grazie a 60 cassintegrati

Il 22 ottobre 1976 gli operai salvarono gli impianti nonostante i licenziamenti Oggi, a distanza di 40 anni, si celebra il rilancio di quella parte di San Silvestro

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CAMPIGLIA. Tra di loro si chiamavano per soprannome. Il Gobbo, Pisello, Gattaccio, Nasone, Cinghiale, Capellone. Erano minatori. In 60 hanno occupato le miniere di Campiglia. Lottavano per il lavoro, per il salario, per proteggere il proprio territorio. E il loro spirito di fratellanza non li ha mai abbandonati, è sempre stato lì.

Sono passati 40 anni da quell’occupazione. Era il 22 ottobre. E oggi, al Parco di San Silvestro, va in scena l’evento “Dalla miniera al parco, dal parco alla miniera”. Per ricordare il passato e per mostrare come questo sia profondamente legato all’identità attuale della Val di Cornia.

Correva l’anno 1976, erano tempi duri, l’economia scricchiolava e anche nel nostro territorio la crisi faceva sentire la sua morsa. A Campiglia la miniera rischiava di chiudere e per 60 lavoratori si materializzava lo spettro del licenziamento, tramite lettere apposite a loro recapitate. Così, il 22 ottobre, i minatori presero una decisione, scelsero di occupare. L’azione durò tre mesi.

Fu un periodo di lotte intense, ma anche di solidarietà e di conquiste. Dopo la ricezione delle lettere di licenziamento, i minatori avrebbero potuto rassegnarsi. Avrebbero potuto mettersi in cerca di un altro lavoro, magari in fabbrica. Invece decisero di restare. E di lottare.

«C’era una grande unità tra i lavoratori, operare in quella miniera aveva conferito loro un’identità a cui nessuno voleva rinunciare – dice Eraldo Ridi, responsabile Cgil minatori Val di Cornia nel 1976 - Per questo lottarono e rimasero attaccati alla loro attività, che era anche una risorsa molto importante per il territorio».

Durante il periodo di occupazione i minatori non percepirono alcuno stipendio. Fu per questo lanciata una sottoscrizione che interessò tutta la Toscana. Venne raccolta una cifra tale che permise il sostentamento dei minatori e delle loro famiglie. Inizialmente la lotta fu indirizzata sul tentativo di far passare la miniera dalla gestione privata a quella pubblica. Poi, venuto meno questo scopo, si passò a combattere per ottenere la cassa integrazione.

«Ci fu una grande unione tra lavoratori, sindacati, politici e cittadini. Anche le mogli degli operai ebbero un ruolo attivo, organizzando spesso gli incontri con enti e istituzioni. Alla fine la situazione si sbloccò e i minatori ottennero la cassa integrazione», dice Ridi.

Ma l’opera di quella che Ridi definisce una grande azione di popolo non finì qui. Pur se cassintegrati, gli uomini andarono a lavorare in miniera, in accordo con la proprietà, occupandosi anche della manutenzione degli impianti. «E’ anche per questo lavoro che è stato poi possibile recuperare la parte mineraria del parco. Perché se le miniere fossero state chiuse totalmente non sarebbero poi state più accessibili», sostiene Ridi.

Dove c’era la miniera adesso c’è una parte del parco archeominerario di San Silvestro. E’ lì che è possibile visitare i luoghi in cui è ambientata la storia dell’occupazione. Perché esiste un ponte tra presente e passato, costruito con il filo della memoria. Oggi questo filo viene ulteriormente tessuto attraverso una giornata di rievocazione. Si inizia alle 9,30 con la performance teatrale itinerante che vedrà protagonisti i ragazzi di alcune scuole. Per assistere allo spettacolo sono previste quattro partenze: alle 9,30, alle 10,15, alle 11 e alle 11,45. Ci saranno anche alcune installazioni a cura di Ridi. Alle ore 15 poi sarà la volta di una tavola rotonda a Villa Lanzi, coordinata dalla giornalista Maria Antonietta Schiavina. Vi parteciperanno Rossana Soffritti, Francesco Ghizzani Marcìa, Fabio Picchi, Eraldo Ridi, Gianfranco Benedettini, Gianna Fracassi, Silvia Velo e Gianni Anselmi. Una giornata che, nelle intenzioni, permetterà ai partecipanti di immergersi in una dimensione in bilico tra passato e presente.

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