Il Tirreno

Archeologia nelle classi per tutto l’anno

Campagna scavo a San Giovanni. Cambi (università di Siena): «Valido esperimento coi ragazzi elbani»

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PORTOFERRAIO. Anche la quinta campagna di scavi, nel podere della famiglia Gasparri a San Giovanni, si consegna alla storia. E ieri pomeriggio ha chiuso i battenti.

Come le precedenti, iniziate nel 2012 sulle tracce di forni etruschi per la produzione metallurgica e finite poi per scoprire la vocazione agraria e contadine di una delle famiglie più aristocratiche della Roma imperiale, i Valeri Messala. Adesso si conosce tutto (o quasi) della villa rustica di San Giovanni, costruita almeno cinquant’anni prima che i patrizi romani erigessero, nel primo secolo d.C. sul promontorio, la villa delle Grotte. Si sa, per esempio, che fu abbandonata a seguito di un incendio. Ora si studia se fosse stato di origine naturale oppure il risultato di un’azione di forza o violenta da parte dell’uomo. E anche quest’anno, è ritornata alla luce un’infinità di reperti rinvenuti sotto un metro e mezzo di terra, che gli studenti e laureandi delle tre università della Toscana catalogheranno. Valido lo scavo archeologico di San Giovanni soprattutto ai mille e 600 studenti della fascia dell’obbligo fino alle superiori che qui sono venuti a turno per calarsi, gomito a gomito con gli archeologi professionisti sugli scavi e scoprire tracce di un passato remoto. «Credo che la campagna di quest’anno – commenta Franco Cambi (università di Siena), promotore e sostenitore dello scavo di San Giovanni – ci abbia lasciato in eredità due aspetti fondamentali che dovremo analizzare: lo stage che è stato organizzato tra le nostre università toscane e i ragazzi del liceo Foresi e dell'Itcg Cerboni che non termina con la chiusura dello scavo ma anzi dura per tutto l’inverno. Secondo aspetto, forse più importante, è il contatto che si stabilisce fra nuove generazioni di studenti con l’archeologia e con la storia del proprio ambiente. L’esperimento condotto a San Giovanni – continua il docente – andrebbe ripetuto e reiterato in altri ambienti archeologici e storici dell’isola. Penso che si possa sviluppare attività quali il trekking consapevole, non solo ambientale ma anche archeologico. Che significa visitare i luoghi storici e viverli. Indispensabile se vogliamo attivare all’Elba un turismo di qualità, più interessato alle risorse ambientali, alla storia, alla cultura nei mesi che vanno dall’autunno alla primavera, escludendo il soggiorno balneare».

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