Il presidio
Giovane operaio morto, l'Inail riconosce che tra leucemia e cokeria c’è un nesso
Piombino, secondo l'istituto la morte del giovane operaio Nardoni è riconducibile alle mansioni svolte sul reparto. Parla l’avvocato
PIOMBINO. L’Inail ha riconosciuto la causa di morte per malattia professionale ad un giovane operaio della cokeria. Fabrizio Nardoni aveva 38 anni quando la leucemia linfoblastica acuta lo ha ucciso un paio di mesi dopo la diagnosi. Era il giugno 2013. Il suo bambino aveva appena 6 mesi.
Il decesso è avvenuto ad Arbus, in provincia di Cagliari, paese originario della moglie che adesso risiede lì col figlioletto e dove è stata attivata la procedura per ottenere il riconoscimento.
La sede sarda dell’istituto, in una seduta del collegio medico del settembre scorso, ha stabilito in maniera concorde che «in base a tutti gli elementi acquisiti risulta plausibile un nesso tra l’insorgenza della leucemia e fattori occupazionali, dato che Nardoni era professionalmente esposto ad agenti e sostanze oncogene». Una affermazione che ha permesso l’erogazione di una pensione ai due familiari.
Per l’avvocato Carlo Castaldi, amico e legale della famiglia Nardoni, non è stato facile muoversi. Perchè mancava quella che viene definita anamnesi lavorativa dell’operaio. Tranne che in un breve intervallo, tra il 1995 e buona parte del 2011, Fabrizio aveva lavorato in fabbrica da dipendente Lucchini, Lucchini servizi e di ditte d’appalto. Anche come interinale.
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Le buste-paga con indicata la mansione di addetto alla produzione del coke hanno stabilito inequivocabilmente che almeno tra il 1999 e il 2003 l’operaio lavorava sulle batterie più inquinanti di un impianto inquinante.
Era indispensabile, però, produrre all’Inail il Dvr, il documento di valutazione del rischio stilato per legge dalle aziende, relativo al reparto. «Lo abbiamo sollecitato alla Lucchini senza ricevere riscontri», afferma Castaldi. Che in modo inaspettato è riuscito ad aggirare l’ostacolo. Un altro operaio della cokeria colpito da tumore al fegato si è rivolto al suo studio per ottenere dall’Inail il riconoscimento della malattia professionale. La ditta d’appalto per la quale lavorava ha correttamente consegnato nelle mani del legale il Dvr contenente l’elenco delle sostanze con cui venivano in contatto gli operai dell’impianto. Tra queste, l’1-idrossipirene, metabolita del pirene che è a sua volta accettato dalla letteratura scientifica come indicatore della presenza degli Idrocarburi policiclici aromatici, classificati in buona parte come agenti cancerogeni e mutageni. Ipa, tra l’altro, per lungo tempo molto superiori ai limiti di legge, prima della chiusura e del rifacimento dell’impianto. Lo ricordano sicuramente gli abitanti del Cotone e della periferia industriale.
Con quel Dvr, Castaldi ha potuto integrare la documentazione e consegnarla all’Inail insieme alla perizia medico-legale dello studio romano della dottoressa Alberta Niccolai. Il quadro d’insieme ha sciolto le riserve dell’istituto che ha accolto la richiesta della signora Nardoni. «Contemporaneamente - spiega Castaldi - va avanti la procedura penale per omicidio colposo. Ci siamo opposti alla richiesta di archiviazione da parte della Procura di Livorno. E chiesto, a tutela dei miei assistiti, l’inserimento nell’elenco dei creditori Lucchini per l’importo di un eventuale risarcimento».
A questo proposito, un altro esposto del legale riguarda l’ipotesi di conflitto d’interessi a carico del commissarioi Nardi, al tempo amministratore delegato dell’azienda.
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