Il Tirreno

Il nesso tra malattia e cokeria: cosa hanno insegnato quei giorni - Il commento

di Valeria Parrini

Perché “fumo uguale pane” era - e resta - una concezione radicata. Tanto più qui, dove la siderurgia parla etrusco

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Idrocarburi policiclici aromatici alle stelle, l’1-idrossipirene nelle urine dei lavoratori, petizioni, esposti in Procura, manifestazioni, dirette tv. Divisioni. E, alla fine, la chiusura delle batterie più inquinanti della cokeria Lucchini. Una chiusura in qualche caso subìta. Perché “fumo uguale pane” era - e resta - una concezione radicata. Tanto più qua, dove la siderurgia parla etrusco.

Il nesso tra malattia e cokeria, evidenziato formalmente dall’Inail per la morte di Fabrizio Nardoni, riporta la mente a quei tempi, a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Alla battaglia condotta dal Comitato Antinquinamento del Cotone, col sostegno della parrocchia del quartiere, del Wwf, di Legambiente e dell’associazione per la sicurezza dei luoghi di lavoro “Ruggero Toffolutti”. A questi, man mano, si aggiunsero altri.

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Riporta la mente all’informazione puntuale garantita dal Tirreno contro il quale si scagliò - con tanto di manifesti affissi sui muri - la Lucchini stessa. Perché pubblicammo i risultati delle analisi eseguite da due dottoresse del servizio di medicina del lavoro dell’Asl, consegnate poi alla magistratura, sulle urine dei lavoratori a inizio e a fine turno. Con i valori di esposizione all’1-idrossipirene, cancerogeno, in qualche caso anche 30 volte superiori a quelli in entrata.

Valori contestati dall’azienda che in una sua relazione scriveva: «La condizione ambientale dell’impianto di Piombino è in linea con lo standard tecnologico medio di cokerie simili», che «sono assenti mansioni esponenti» (ad azioni cancerogene, ndr) e che «è sufficiente calibrare le misure di prevenzione svolte».

In attesa della conclusione del procedimento penale e indipendentemente dall’esito che avrà, la decisione dell’Inail di riconoscere la pensione alla moglie e al bambino del giovane lavoratore della cokeria ucciso dalla leucemia nel 2013, qualche riflessione ulteriore dovrebbe indurla. A me continua a suggerire questo: contrapporre posti di lavoro purchessia da un lato e dall’altro ambiente, salute e sicurezza dentro e fuori i perimetri industriali, alla lunga non paga da nessun punto di vista. Nemmeno dell’occupazione.

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