Il Tirreno

Le sofferenze della guerra nella Capoliveri del 1943

di Stefano Bramanti
Le sofferenze della guerra nella Capoliveri del 1943

Il rione del Fosso ha portato in scena il paese scosso dal conflitto mondiale La vendemmia sotto i tedeschi, ma anche l’amore tra un soldato e una ragazzina

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CAPOLIVERI. Il rione Fosso si consola con la vittoria nelle prove di abilità della Festa dell'uva numero 21, condivisa con la Fortezza. E così sono rimaste tre le vittorie di questo borgo, quelle del 2000, 2008 e 2009.

Quest'anno ultimo posto nella gara del "Palio capoliverese", dove non corre solo un cavallo come avviene a Siena.

I contradaioli dei 4 rioni hanno un compito molto più creativo e gravoso: trasformare il paese "truccandolo" per riprodurre periodi del passato. Nel caso del Fosso, Elisabetta Salvi, la giovane caporione, d'intesa con 80 partecipanti al gruppo verde, il colore sociale, ha scelto di riportare tutti al 1943, nel terribile e buio mondo della seconda guerra mondiale. Ultimo il Fosso, ma in molti hanno fatto commenti lusinghieri per le scenografie create dal rione, e non a caso è emerso che «abbiamo visto vere opere artistiche nei borghi, performance di qualità», ha commentato il direttore del carcere di Porto azzurro, Francesco d'Anselmo, membro della giuria, formata da Walter Corbelli, presidente della Pro Loco, che gestisce la manifestazione ma è anche presidente della giuria. Tutti davvero bravi gli animatori di Capoliveri.

Dopo 20 anni di esibizioni ovvio che ci sia un livellamento di qualità nelle ambientazioni storiche e quindi non è facile attribuire la vittoria finale. «Ringrazio tutti quanti- ha detto Salvi- per aver partecipato alla festa. Quest'anno i figuranti erano circa il doppio del 2015, anche se a lavorare eravamo in pochi. Ma siamo riusciti a portare per il ventunesimo anno il nostro rione ancora una volta in piazza. Inoltre la giornata si è conclusa in allegria mangiando, cantando e ballando nel rione. E' l'amicizia la vera vittoria. Faccio i complimenti al rione Torre: meritava il successo, grazie anche al caporione Leonardo, un caro amico, capace di entusiasmare tutti fino a raggiungere lo scopo».

Ottima quindi la regia nel rione Fosso e in collaborazione con Elba Fortificata ha creato il vero patema della guerra. Perfetti i costumi, compresi quelli dei nazisti e di particolare effetto il ragazzo con le copie del giornale che annunciava l'armistizio dell'8 settembre. La gente soffriva la fame e le donne erano preoccupate perché i giovani aderivano alla Resistenza. Il prete, una volta arrivati i tedeschi, dopo il bombardamento di Portoferraio, chiedeva clemenza alle SS. Poi il razionamento di cibo e qualcuno ricorreva alla borsa nera per avere cibo. Ma il popolo capoliverese ha voglia di continuare a vivere e sognare e infatti nasce un'amore tra una ragazza del borgo e un soldato tedesco. L'amore vince anche la guerra, grazie alle storia creata dal Fosso.

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