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Addio a Franco Lazzi, il patriarca dei bus
92 anni, è morto nella sua fattoria in Romagna. A San Vincenzo aveva investito nel grande resort Riva degli Etruschi
ABETONE. È morto nella sua fattoria in Romagna l’imprenditore toscano Franco Lazzi, ultimo patriarca di una grande famiglia il cui nome era diventato, per tanti toscani, sinonimo stesso di autobus. Franco Lazzi aveva 92 anni, lascia la moglie e tre figli. Era uno dei due nipoti di Ferruccio Lazzi, a sua volta figlio del capostipite Vincenzo. Tutti originari di Lizzano Pistoiese, sulla strada per l’Abetone, dove da due secoli la famiglia ha una tenuta di centinaia di ettari, che produce legname e dove si allevano bovini da carne. È lì che affondano le radici dei Lazzi ed è di lì che è partita una storia imprenditoriale unica, una “Dinasty” tutta toscana, colorata per tanto tempo con il blu di quei pullman, che dalla montagna pistoiese avevano saputo conquistare piano piano mezza regione.
Franco Lazzi entrò nella stanza dei bottoni della “Fratelli Lazzi” negli anni Settanta, in seguito ad un evento luttuoso, la scomparsa di Jacopo, uno dei due figli di Vincenzo, che da mezzo secolo gestiva l’azienda di famiglia ereditata dal padre in tandem con il fratello Ferruccio. E fu proprio quest’ultimo a chiamare accanto a sé i nipoti Luciano e Franco, proprio nel nome di una continuità familiare che doveva essere mantenuta per assicurare solidità e prosperità all’azienda.
Fino ad allora, del resto, quella ricetta aveva perfettamente funzionato. I primi pullman con il nome “Lazzi” iniziarono a correre nel luglio del 1919 a Cutigliano, dove nacque la ditta “Lazzi-Lentini e Danti”. Il Lazzi in questione era, come detto, Vincenzo, allora 55enne, che investì un gruzzolo non indifferente nell’acquisto di tre vetture della ditta Galli-Rossi-Biondi, che assicurava il servizio tra Pracchia e Pievepelago ma naviga va in cattive acque finanziarie.Tempo cinque anni e i due soci lasciano solo Vincenzo, che decide di stringere alleanza con una famiglia ligure, i Govigli. Ecco nascere la “Lazzi e Govigli”, con sede a Pistoia ma ramificazioni fino a Lucca e persino a Firenze. Nel 1932 il sodalizio si rompe, ma Vincenzo, che intanto si è messo a fianco i figli Jacopo e Ferruccio, fa decollare definitivamente l’azienda di famiglia in un crescendo di acquisizioni: da Prato alla Versilia. E, dopo la guerra, fino alla Maremma. È di quel periodo anche l’avvio di attività parallele, come quella del turismo, un vecchio pallino di famiglia: nasce con la targa Lazzi, infatti, il grande resort Riva degli Etruschi, a San Vincenzo.
È a questo punto che ai comandi dell’azienda arriva Franco. La “Lazzi”, come la chiamano i toscani, fa viaggiare intere province, ma gli anni magici dell’espansione ininterrotta sembrano ormai finiti. Così, quando – nel 2005 – la Regione inizia a parlare di gara unica regionale, anche Franco capisce che è tempo di ammainare il glorioso nome di famiglia: così i grandi bus extraurbani iniziano a viaggiare sotto altre insegne, come BluBus o VaiBus. E dal 2012 Lazzi non è ormai più sinonimo di autobus: le partecipazioni nelle aziende di trasporti vengono cedute e le risorse di famiglia si concentrano su altre attivitià, come il turismo e – soprattutto – la ristorazione. La diffusione della catena Burger King in Toscana comincia infatti, non certo a caso, proprio dalla storica sede fiorentina delle autolinee, in piazza Adua. E ora i Burger King sono poco meno di una ventina, in tutta la Toscana. Ma alla guida ora ci sono Alessandro e la sorella Francesca: un’altra generazione di Lazzi per il ventunesimo secolo.
Fabio Calamati
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