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In volo da Campo a Pisa, il viaggio dura due ore meno che con traghetto e treno
A bordo del Silver Air dalla Pila al Galilei, col gatto. In sette mesi 2350 persone hanno scelto l'aereo da e per l'Elba nelle tratte Pisa, Firenze e Milano
CAMPO NELL'ELBA. Nave delle 8. Treno delle 9,20 - capita di perderlo, ma dopo cinque minuti c'è un pullman che permette di riprenderlo a Campiglia - e alle 11,29, ritardi permettendo, eccoci arrivati a Pisa. Se gli elbani o i turisti vogliono raggiungere la città della torre pendente, questa è la trafila.
In macchina (o in autobus) fino al porto di Portoferraio, da dove poi partono 12.540 secondi di interminabile attesa, attraversando mari e binari, prima di arrivare a destinazione.
Sabato scorso, però, abbiamo fatto un'eccezione. Sono da poco passate le 8. Siamo all'aeroporto di Marina di Campo. Stavolta, a Pisa, abbiamo scelto di andarci in aereo.
La Silver Air - una piccola compagnia con un velivolo da 16 posti, che due anni fa si è aggiudicata il bando dell'Enac per i collegamenti dall'Elba agli scali toscani - ci vola tre volte a settimana. Costo? 51 euro e spiccioli per i residenti, 68,50 per tutti gli altri.
Sono le 8,10. Nel parcheggio del piccolo aeroporto c'è ancora parecchio posto. Sta partendo un volo per la Svizzera, dopo c'è il nostro. Insieme a me c'è Arya, la mia gatta. Per lei - come per me - sarà la prima volta, ma non è agitata. La sala d'aspetto è piccola, l'ambiente molto familiare. Ci si potrà andare - passando il metal detector - solo dopo che sarà partito il primo aereo. Intanto, all'esterno dell'aerostazione, è possibile fare il check-in. La valigia - più leggera del massimo consentito, 15 chili - si può imbarcare senza pagare nulla. L'aereo è piccolo e dentro non esistono cappelliere.
Al controllo documenti ci sono i carabinieri di Marina di Campo. Guardano la carta d'identità e annotano su un foglio luogo e data di nascita. I bagagli a mano sono passati ai raggi X dal personale addetto, molto scrupoloso (è un bene). Nella mia valigia c'erano dei liquidi al limite del consentito e gli uomini della security l'hanno aperta per verificare che tutto fosse in regola. Anche la gatta, insieme al trasportino, è stata controllata. Un carabiniere l'ha presa in consegna per ridarmela poco dopo, mentre una ragazza del controllo bagagli, intenerita dal suo musino, provava a giocarci.
Siamo nella sala d'aspetto dell'aeroporto. È molto piccola e si trova sotto una tensostruttura. Da qualche anno, fuori, hanno costruito dei fondi commerciali, fra cui un bar e un negozio di prodotti tipici. Prima non c'era nulla. A bordo dell'aereo saremo in nove. L'imbarco inizia dieci minuti prima della partenza e si conclude in un attimo.
È come salire su un pullman. A bordo il comandante, il primo ufficiale e un giovane steward. Prendiamo posto subito dietro ai piloti. La cosa insolita di questo aereo - date le ridotte dimensioni - è che la cabina di pilotaggio non è separata dai sedili dei passeggeri. C'è un piccolo separé centrale, ma dai lati si riesce a vedere perfino dove stiamo andando. Il primo ufficiale Matteo Conti ci informa sulle dotazioni di sicurezza e dopo pochi minuti siamo già sulla pista. Il velivolo è rumoroso, ma si riesce a sentire cosa si dicono i piloti. Stanno facendo la checklist, la procedura di controllo prima del decollo affinché tutto si svolga correttamente.
Parlano anche di Arya. «A bordo ci sono nove passeggeri e un gatto», dice l'ufficiale. «Ah, graffia?», gli chiede scherzando il comandante. «No, no, è nel trasportino». «Bene. Se è così va bene. I gatti li accettiamo. Scorpioni, serpenti e coccodrilli invece no».
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Si parte. Arya si rintana nel trasportino, ma sembra tranquilla. E quando l'aereo si alza, l'Elba appare in tutto il suo splendore. Prima la campagna vicino all'aeroporto, dopo il golfo di Marina di Campo con la spiaggia mezza vuota e il bellissimo mare blu. Poi, passato il porto, Galenzana. Per puntare in direzione Pisa viriamo verso Lacona, passando sopra Capoliveri e ancora su, quasi sul canale di Piombino. La giornata è bellissima.
Per diversi minuti (il volo durerà mezz'ora) c'è solo il mare. La costa, visto che rimaniamo un po' al largo, si intravede soltanto. Gli altri otto passeggeri che viaggiano con noi sono divisi più o meno equamente fra elbani e turisti.
A giugno, da Pisa all'Elba, hanno viaggiato 127 persone. A luglio 254. Per i dati di agosto è presto, ma dall'inizio dell'anno i voli per Pisa, Firenze e Milano (una volta a settimana) fino al 31 luglio hanno trasportato 2.350 passeggeri fra andata e ritorno, quasi il 50% in più dello stesso periodo dello scorso anno.
A bordo c'è chi legge e chi scatta foto. Qualcuno proseguirà con un altro aereo. Ci sono elbani, ad esempio, che sono partiti da Campo per poi, a Pisa, continuare per Londra o Parigi. Diversi turisti, invece, nel corso degli ultimi mesi hanno fatto scalo al Galilei iniziando il loro viaggio a Monaco di Baviera, Amsterdam, Copenaghen o Stoccolma. Nel frattempo siamo quasi sopra il porto di Livorno. Lo steward - che fino a quel momento è rimasto seduto in coda - ci porta delle caramelle. Mancano cinque minuti all'atterraggio.
Sopra le spalle dei piloti compare la pista ben allineata di fronte a noi. E superando Livorno e Camp Darby, tocchiamo dolcemente l'asfalto e parcheggiamo in un piazzale poco distante. Ci viene a prendere un pullman di Toscana Aeroporti per portarci all'area arrivi. Passiamo accanto all'aereo della Qatar Airways che va a Doha. Quello sì che è grosso. Il nostro, forse, è grande come la sua cabina di pilotaggio.
Sono le 9,45 quando, dopo aver ritirato la valigia, usciamo dall'aeroporto. A neanche due ore dall'aver chiuso la porta di casa, ecco che ne apriamo un'altra. Risparmiando parecchio tempo - con nave e treno ci sarebbe voluto il doppio - e senza aver speso neanche tanti soldi. E per almeno un altro anno (i contributi pubblici scadono a ottobre 2017) potrà essere ancora così. Sempre che la pista venga allungata.
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