MARINA DI CAMPO. La famiglia di Giuseppe Feola vuole vederci chiaro sulla morte del proprio congiunto, schiacciato dal proprio camion mentre stava consegnando il gpl alle abitazioni della zona. La dinamica dell’incidente, avvenuto il 30 luglio a Chiessi, non convince i parenti dell’operaio della Lampogas, che hanno affidato il caso a un avvocato romano, il professor Piero Lorusso, cassazionista e grande esperto di sicurezza e salvaguardia della salute dei lavoratori.
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L’avvocato nominerà nei prossimi giorni un perito di parte e chiederà un incidente probatorio. Un fascicolo di indagine su quanto avvenuto, peraltro contro ignoti, è stato aperto dal pm Fiorenza Marrara della Procura di Livorno, Al tempo stesso l’avvocato contesta le procedure seguite dagli inquirenti in occasione dell’incidente.
L’incidente.
La tragedia era avvenuta alle 9 di mattina del 30 agosto scorso nella stretta e sterrata via del Tofonchino, vicino all’abitato di Chiessi, una stradina che si arrampica oltre le case, non certo agevolissima per un grosso mezzo come quello che guidava l’operaio campese. Il 37enne, che ha lasciato moglie e due figli piccoli, è stato schiacciato dal suo stesso mezzo che, probabilmente non frenato, è sceso incontrollato lungo la strada, travolgendolo.
Le ipotesi sulla dinamica formulate sul momento sono state due.
La prima: il camion non riusciva a risalire lungo la strada per la forte pendenza. L'autista ha percorso alcuni metri in retromarcia, in discesa, per poter dunque prendere di nuovo la marcia in salita. Ma, mentre scendeva, ha urtato un camioncino parcheggiato sul lato della strada. Giuseppe è uscito dall'abitacolo per verificare il danno, ma il camion cisterna è venuto giù e lo ha investisto.
La seconda: l'addetto del gas è rimasto schiacciato nel tentativo di fermare la discesa del suo camion, che nel frattempo aveva urtato il furgone parcheggiato. In entrambi i casi resta da capire se l'impianto frenante fosse stato attivato o no.
Le contestazioni.
«In primo luogo - dice il professor Lorusso - la famiglia non si spiega, e neppure io a dire il vero, come mai non è stato deciso di procedere all’autopsia ma è stata autorizzata la tumulazione, già il giorno successivo».
Ma i dubbi principali riguardano il mezzo, la grossa autocisterna usata da Giuseppe Feola per portare il gas.
«Non è chiaro perché il mezzo è stato rimosso dal luogo dell’incidente. Eventuali accertamenti adesso sono assai più complicati. È vero che è stato messo sotto sequestro, ma è stato trasportato in un luogo accessibile a chiunque (al deposito del Comune di Marciana a Literno, ndr). E mi è stato riferito che alcune persone sono state viste aggirarsi attorno al camion».
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Quindi l’avvocato, d’accordo con la famiglia, nominerà un perito di parte e chiederà l’incidente probatorio.
«Su una vicenda di questo genere, con un giovane padre di famiglia che muore in circostanze non del tutto chiare, è doveroso fare accertamenti ulteriori per dare risposte alla moglie, alla sorella, ai figli. Anche le modalità lel lavoro non sono del tutto condivisibili. Giuseppe Feola doveva occuparsi sia del mezzo, sia del carico e scarico del materiale. In questo caso i rischi aumentano, sarebbe stato più corretto che fossero in due. Adesso forse non saremmo qui a piangere una tragedia».
@guifiorini