Il Tirreno

«Massacrata dal Consorzio la zona umida di Mola»

«Massacrata dal Consorzio la zona umida di Mola»

Legambiente scrive una lettera al presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago «L’abbattimento e la trinciatura del canneto hanno avuto il nullaosta e perché?»

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PORTO AZZURRO. Massacrata dagli interventi del Consorzio di bonifica 5 di Toscana Costa la zona umida di Mola. Abbattuto e trinciato di netto con mezzi meccanici il canneto. Legambiente lancia l’allarme e scrive una lettera circostanziata al presidente del Parco nazionale, ricordando che quella è riserva generale e quindi deve essere protetta. «Siamo di fronte a un vasto spazio verde di foresta e prati - scrivono quelli del Cigno verde - in parte umanizzato da millenni di storia, ma ancora sostanzialmente genuino e indenne da alterazioni gravi o segni di squilibrio. Qui le attività del passato possono continuare a svolgersi in modo limitato e razionale con un ragionevole sfruttamento delle risorse naturali per produzioni di alto valore aggiunto. Anche il visitatore vi trova l’ambiente ideale per escursioni e vita all’aria aperta. La zona B è il punto di incontro e della convivenza tra uomo e natura». Invece i lavori che sono stati effettuati dimostrano la completa cancellazione di una gran parte dell’habitat della zona umida più importante dell’Elba e dell’Arcipelago toscano insieme a quella di Schiopparello-Le Prade. L’intervento è avvenuto proprio mentre le rare gallinelle d’acqua e altre specie stavano completando l’allevamento delle nidiate nate quest’estate, provocando un forte rischio per molte specie animali e comunque un disturbo intenso che dovrebbe essere assolutamente evitato in un’area B così delicata da essere difesa anche dalle normative dellUe. «L’intervento - dice Maria Frangioni, presidente di Legambiente arcipelago toscano - appare del tutto sovradimensionato e in contrasto con la necessità di proteggere la fauna. A questo si aggiunga che la zona umida di Mola viene ogni giorno presa d’assalto da imbarcazioni a motore che raggiungono la spiaggia e che vengono tirate in secca, da auto che penetrano tranquillamente al di là dello steccato del Parco e che per la discutibile scelta di realizzarvi una dog beach i cani si intrufolano nella zona protetta e disturbano l’avifauna». Inoltre sono visibili tracce di idrocarburi nei fossi. Per questo Legambiente chiede al presidente Sammuri se i lavori di abbattimento e trinciatura del canneto hanno ricevuto il necessario nullaosta del Parco e per quale motivo sia stato eventualmente concesso: «Tutto ciò che è stato realizzato è conforme all’eventuale nullaosta e al piano del parco per quanto riguarda le zone B?». Intanto Legambiente sta completando un dossier frutto di un anno di osservazioni e un progetto di valutazione e corretto utilizzo di un’area così delicata, che verrà presto presentato.

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