La mozione di Marini Meno vincoli per poter costruire
Il vice sindaco: più flessibilità sulle riqualificazioni degli hotel No di Legambiente: vogliono tornare a cementificare la costa
PORTOFERRAIO. Allentare i vincoli di costruzione, per poter riqualificare le strutture anche a ridosso della costa. E aprire in misura maggiore le spiagge agli investimenti privati, affinché gli arenili siano forniti di «idonei servizi». Sono le ricette che il vice sindaco Roberto Marini ha individuato per incentivare l’allungamento della stagione turistica, inserite nel corpo di una mozione consiliare (sarà discussa nel prossimo consiglio comunale) con la quale l’amministrazione intende aprire una discussione con la regione Toscana. Tra le “traiettorie per lo sviluppo”, così le ha definite Marini, rientrano anche i macro temi dell’aeroporto della Pila, della riqualificazione delle infrastrutture portuali e delle attrezzature complementari del turismo. Ma è la richiesta di una spinta ulteriore per l’imprenditoria edile a far discutere, tanto che Legambiente Arcipelago toscano, associazione storica sul territorio elbano, non ha esitato a rispedire al mittente la proposta di Marini, spiegando come l’Elba non abbia «assolutamente bisogno di nuovo cemento».
«Allentare i vincoli».
Con la mozione consiliare l’amministrazione comunale intende riaprire una discussione con la Regione Toscana, dopo i contrasti emersi nella fase di redazione del piano paesaggistico, considerato troppo rigido e non adatto alle caratteristiche dell’isola (il Comune di Portoferraio ha presentato un ricorso al Tar contro il piano). Secondo Marini una nuova spinta “edilizia” sarebbe una chiave per allungare la stagione turistica.
«Per far durare la stagione turistica oltre 8/9 mesi – si legge nel testo della mozione consiliare – si ha bisogno di strutture ricettive riqualificate e vivibili oltre l’estate, di imprenditoria privata che investe per adeguare le caratteristiche della ricettività alla media del mercato europeo di concorrenza (camere piccole, a volte hotel troppo piccoli, scarsità di servizi, impiantistica moderna per il confort termico, impiantistica per lo smaltimento moderno e differenziato dei rifiuti)». Investimenti che secondo l’assessore all’urbanistica sono ostacolati dall’attuale quadro normativo. «Spesso lamentiamo scarsa propensione all'investimento – si legge nella mozione – c’è anche quella probabilmente, ma questa propensione è anche revocata in dubbio dalla vigenza di un quadro normativo che definiremo “grossolano” per la palese mancata ricognizione del vincolo del decreto Galasso (l’edificabilità condizionata nei 300 metri dalla linea della battigia) che non è stata effettuata in dettaglio nella sua fattualità territoriale dal piano paesaggistico regionale, che non vogliamo negare, ma che chiediamo debba essere modificato e interpretato affinché sia calato nella realtà, invece che nell’astrattezza e strumentalità di pronunciamenti professorali o di “anime belle” che non si curano del quotidiano». Una maggiore elasticità richiesta anche per l’utilizzo delle spiagge. «Poi magari dovremo discutere di come gestire le nostre spiagge – chiude la mozione – difendendole come fatto fino ad oggi da forme di privatizzazione, ma anche garantendo idonei servizi, accollando in prima istanza al privato investitore quelli per la sicurezza».
«I soliti cementificatori».
La ricetta auspicata dal Comune di Portoferraio è esattamente agli antipodi dell’idea di sviluppo dell’isola sostenuta da Legambiente. «La voglia di cementificare e privatizzare le coste è dura a morire, se ne fa portavoce ora il vicesindaco di Portoferraio Roberto Marini – spiegano dall’associazione – ma il nostro augurio è che la Regione non si pieghi, come in parte purtroppo sta già facendo, alle lamentazioni di molti amministratori della costa e dell’arcipelago, ridottisi a fare da amplificatori dei desiderata espressi da portatori di interessi privatistici e speculativi».
L’obiettivo di allungare la stagione turistica ai mesi primaverili e autunnali è «perseguibile, secondo Legambiente – solo attraverso un percorso esattamente opposto a quello apparentemente prospettato con l’allentamento dei vincoli di costruzione. Se l’Elba si propone finalmente di intercettare un turismo diverso da quello tipicamente estivo, i suoi amministratori devono cominciare ad occuparsi seriamente di trasporto pubblico locale e green, dei costi dei trasporti marittimi, di una raccolta, smaltimento, riciclo e recupero dei rifiuti che sia degna di un Paese europeo, del decoro, pulizia e valorizzazione dei centri storici, della qualità dell’offerta culturale, museale e archeologica, della manutenzione dell’eccezionale rete sentieristica esistente e praticamente abbandonata - quando non chiusa da privati - fuori dal Parco, del recupero del patrimonio immobiliare degradato». «Nel cemento e nelle privatizzazioni – chiude Legambiente – non c'è niente di moderno».
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