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Condannati in tre per il falso rudere

Condannati in tre per il falso rudere

Un anno di reclusione per il proprietario e due testimoni per falso ideologico. Le indagini della Forestale erano scattate 20 mesi fa

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CAPOLIVERI. Il Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Portoferraio, ha condannato in primo grado tre persone elbane a un anno di reclusione (concedendo la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna) per il reato di falso ideologico in atti pubblici, per aver ottenuto i permessi a costruire di un’abitazione in località Gualdo a Capoliveri, recuperando un rudere che in realtà si è verificato essere falso.

Le condanne a un anno, il pm aveva chiesto solo 4 mesi di reclusione, sono per la proprietaria dell’immobile Agnese Corsetti e per Giovanni Corsetti e Alessandro Dolera, che hanno testimoniato, in modo falso secondo il giudice, l’esistenza fin dagli anni ’50 del manufatto in passato utilizzato come abitazione.

Sono trascorsi poco più di 20 mesi da quando il Corpo Forestale dello Stato, nella località della costa di Capoliveri, ha sequestrato un rudere semidiruto di circa 30 metri quadrati (e in quel periodo non era stato l’unico) che da lì a poco sarebbe stato trasformato in un fabbricato residenziale di circa 95 metri quadrati, a seguito del rilascio del permesso per costruire da parte dell’amministrazione comunale di Capoliveri, riguardante il risanamento conservativo, il recupero tipologico e funzionale del rudere, con l’aggiunta dei locali accessori.

Le indagini, scattate nel novembre del 2014 e portate avanti dal Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Portoferraio, avevano portato alla conclusione che il rudere fosse “falso”, ossia realizzato in tempi recenti, nonostante la pratica edilizia agli atti del Comune riportasse una testimonianza giurata di due persone (Giovanni Corsetti e Alessandro Dolera) che attestavano l’esistenza della struttura, ora rudere, utilizzata ad uso abitativo dai proprietari fin dagli anni ’50.

In questo modo, infatti, si contava di poter strappare all’amministrazione comunale di Capoliveri il tanto agognato permesso a costruire, in modo da realizzare senza problemi un nuovo fabbricato destinato ad abitazione, sfruttando le norme urbanistiche che aprono alla possibilità di recupero dei fabbricati rurali diruti, prima esclusi dalle attività riedificatorie.

Le indagini coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica della Procura di Livorno Massimo Mannucci, si erano concluse con il rinvio a giudizio delle tre persone elbane: il proprietario e i due testimoni, per i reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Era stato nominato, da parte della Procura di Livorno, anche un consulente tecnico per la verifica degli strumenti urbanistici comunali che avevano portato al rilascio del permesso per costruire.

Ma sono stati i sopralluoghi della Forestale a dare una svolta alle indagini. In particolare, visionando da vicino il rudere, sono emersi alcuni dettagli che hanno messo in evidenza il recente intervento dell’uomo.

Le pietre del rudere non presentavano muschi e licheni, segni dell’umidità e degli anni. Al contrario si trovavano all’interno del perimetro del rudere delle graminacee, con le radici appena al di sotto dei muri, a testimonianza dell’epoca recente dell’intervento, e persino un arbusto tagliato da poco tempo in corrispondenza di uno dei muri del rudere posizionato in località Gualdo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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