Il Tirreno

UNA VITA VALE MOLTO PIÙ DI 5 MINUTI

Non siamo messi bene in tema di viabilità, da queste parti. Piombino è ancora un imbuto, con un’unica strada di accesso-uscita che si blocca a ogni incidente, a ogni temporale, a ogni incendio. La...

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Non siamo messi bene in tema di viabilità, da queste parti. Piombino è ancora un imbuto, con un’unica strada di accesso-uscita che si blocca a ogni incidente, a ogni temporale, a ogni incendio.

La 398 è viva e lotta insieme a noi, ma solo sulla carta.

Ci sono strade dove due occhi e prontezza di riflessi non bastano. Pensiamo a cosa è diventata la Principessa, con quell’accrocchio della pista ciclabile, con le auto in sosta e i cassonetti in mezzo alla carreggiata, con gente che entra ed esce dalla pineta di giorno e soprattutto di notte, con lampioni da tunnel degli orrori di un lunapark qualsiasi.

E poi c’è la Geodetica. Una strada nata quasi per caso, di tutti e di nessuno, risistemata alla meno peggio, ormai transitatissima e che d’estate diventa il ponte turistico per la Costa est.

Ora sul tratto Perelli-Mortelliccio hanno piazzato il tutor. Ci vogliono cinque minuti per percorrere quei quattro chilometri scarsi da una porta all’altra del tratto monitorato.

Cinque minuti che possono valere una vita. Su quella strada molte, troppe vite si sono spente in questi anni. Tre, soltanto la scorsa estate.

Sono meglio le rotatorie o i tutor? I tutor o gli autovelox? Pattuglie fisse o mobili?

Ognuno ha una soluzione e buoni motivi per caldeggiarla. Certo è che quella strada aveva bisogno di essere messa in sicurezza e no, non basta un tutor. E’ vero. Ma è una base di partenza.

Perché lungo quei quattro chilometri ci sono case, campeggi, strutture turistiche. Ci sono bambini e ciclisti. Ci sono persone.

La sicurezza di una strada è determinata da molti fattori: la stessa infrastruttura, il tracciato. Poi il fondo, l’asfalto. La segnaletica, orizzontale e verticale. L’illuminazione.

Ma c’è un elemento fondamentale che rimane imprescindibile: l’educazione stradale. E’ inutile girarci attorno. Siamo noi automobilisti che rendiamo pericoloso anche il tratto più sicuro. Con la nostra fretta, il nostro egoismo, il nostro menefreghismo. Sono 4 chilometri, non 40. Teniamolo bene in mente questo dato prima di lanciarci in polemiche infinite.

Qualcuno ha definito folle il sistema del tutor, perché i furbetti che escono prima potrebbero aggirare il divieto.

A parte il fatto che il sistema funzionerà a sorpresa (tutor o autovelox), è proprio sbagliato il ragionamento. Folle semmai è pretendere di percorrere quella strada a una velocità sostenuta. Folle è restare a guardare. Folle è continuare a mettere a repentaglio vite umane per risparmiare tre minuti, due, uno.(a.d.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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