Il Tirreno

«Non abbiamo espulso le famiglie rom»

Barbetti chiarisce: i divieti di campeggio abusivo valgono per chiunque, senza distinzioni di etnie

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CAPOLIVERI. Il caso delle due famiglie rom, in tutto 33 persone, che si erano insediate abusivamente a Portoferraio e sono state allontanate ha suscitato un clamore notevole a livello nazionale. Ma, a distanza di giorni, le dinamiche dell’allontanamento - se di questo si può parlare - non sono ancora chiare. Abbiamo provato a definire meglio quanto accaduto con il sindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti, uno dei sette sindaci che hanno emesso un’ordinanza di divieto di accampamento abusivo, a stretto giro dall’ordinanza di sgombero firmata dal collega di Portoferraio, Mario Ferrari.

Barbetti, ma insomma questi rom li avete espulsi sì o no?

«I sindaci elbani non hanno espulso nessuno. E ho saputo solo dopo alcuni giorni che i cittadini in questione che si erano insediati a Portoferraio erano dei rom. Non deve passare il messaggio che l’Elba è razzista».

Ci spieghi meglio le dinamiche delle ordinanze...

«Innanzitutto c’è differenza tra l’ordinanza del sindaco di Portoferraio e quelle di Capoliveri e degli altri Comuni. Ferrari ha firmato un’ordinanza di sgombero, per motivi di igiene e salute pubblica, di un insediamento. Capoliveri, alla stregua degli altri Comuni, ha invece emesso un’ordinanza, per altro la stessa degli scorsi anni, per il divieto di campeggio abusivo nel nostro territorio. Per questi atti, per intendersi, non fa differenza se gli accampamenti sono di rom o di cittadini italiani».

Ma quelle due famiglie sono state allontanate o no?

«No, da quanto mi risulta sono stati gli stessi cittadini rom a lasciare l’isola volontariamente, dopo che gli è stata notificata l’ordinanza dai carabinieri e della polizia municipale. Avrebbero avuto 48 ore di tempo per trovare una sistemazione in un campeggio o in altre strutture dell’isola».

Eppure sui social e (anche sul suo profilo) si parla di cacciata e di tolleranza zero...

«Quando parlo di tolleranza zero, alludo ai delinquenti in generale, non a delle etnie in particolare. Le famiglie che sono arrivate sull’isola si sono fatte notare presto per dei comportamenti negativi. L’Elba vive di turismo, la sicurezza è un fattore chiave: siamo una realtà fortunata e vogliamo che resti tale. Sinceramente non capisco perché l’ordinanza di Ferrari abbia creato tutto questo scalpore».

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