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Troppi ancoraggi allo Scoglietto: «Fondali a rischio»

Lo Scoglietto di Portoferraio
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Lo Scoglietto di Portoferraio

L’allarme lanciato dal biologo elbano Nicola Nurra che rilancia il progetto del campo boe nei punti di immersione

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PORTOFERRAIO. «I ripetuti ancoraggi, nel versante orientale dell'isolotto, stanno letteralmente devastando sia la prateria di posidonia, sia il fondo roccioso circostante a basse profondità». A lanciare l’allarme sulla salute della riserva dello Scoglietto di Portoferraio è Nicola Nurra, biologo barino, ricercatore presso il laboratorio di biologia marina dell'Università di Torino, nonché presidente della cooperativa di monitoraggio ambientale marino Pelagosphera. Nurra prendo spunto dalla denuncia di Legambiente dell’ancoraggiodi tre imbarcazioni da diporto presso Punta Secca a 20 m dalla linea di costa dell'Isola di Giannutri, per tornare a parlare di ormeggio e impatto ambientale presso l'isolotto dello Scoglietto e per rilanciare il progetto del campo boe, lanciato nel 2011 ma di cui non si parla da tempo.

«Recentemente, non meno di un mese fa, per puro piacere, sono tornato a immergermi nelle acque dello Scoglietto – racconta Nurra – erano passati oltre due anni dall'ultima personale esperienza presso questo sito di immersioni tra i più belli e affascinanti e ovviamente tra i più frequentati e apprezzati dell'Isola d'Elba. Purtroppo fin dai primi minuti di immersione subacquea sono emerse ai miei occhi due criticità».
La prima, racconta il biologo, è legata alla presenza di un grandissimo quantitativo di alghe mucillaginose «che fin dai primi metri di profondità – spiega – accompagna il subacqueo, ricoprendo tutto il substrato di fondo roccioso fino a oltre 30 m (non mi sono spinto più in basso), rendendo praticamente impossibile osservare l'ambiente marino nella sua integrità».

La seconda è invece associata ai «segni evidenti dei ripetuti ancoraggi – dice Nurra – che, nel versante orientale dell'isolotto, stanno letteralmente devastando sia la prateria di Posidonia, sia il fondo roccioso circostante a basse profondità. Se per il primo problema le cause sono molto complesse e, probabilmente non univoche, dovute in parte anche a fenomeni legati all'aumento della temperatura media delle acque e che favorisce la riproduzione dando vita ai bloom algali e quindi all'iperproliferazione di alcune specie di alghe mucillaginose, per il secondo la causa è indiscutibilmente una e deve essere affrontata in maniera seria. Più volte si è tentato di affrontare questa annosa problematica, proponendo per esempio l'istituzione di un campo boe, regolamentato e contingentato, con la finalità di preservare un ecosistema che rischia seriamente di essere compromesso in via definitiva e in tempi brevi».

Sono in primis i professionisti del settore, che frequentano quotidianamente il sito, a chiedere una soluzione, consapevoli che la compromissione dell'ambiente marino può mettere in discussione anche la loro stessa attività lavorativa.

«Il progetto delle boe di ormeggio a basso impatto ambientale allo Scoglietto, vecchio obiettivo della Lega Navale di Portoferraio, con la partecipazione del Circolo Subacqueo Teseo Tesei, Greenpeace e il Laboratorio di Biologia Marina dell'Università di Torino, che rappresento, era stato avallato e approvato anche dal Comune di Portoferraio già nel febbraio 2011 attraverso la firma del protocollo d'intesa che ne indicava modalità e tempi di realizzazione – dice Nurra – Purtroppo il progetto, nonostante le indagini scientifiche ne provassero l'assoluta necessità, non vide mai la luce anche a causa della ferma opposizione della Capitaneria di Porto, la quale non tollerava, per ordinanza, la presenza di boe di ormeggio a distanze inferiori di 50 m l'una dall'altra, adducendo come principale motivazione, la sicurezza nell'esercizio delle immersioni subacquee. Motivazione legittima. Ma chiunque però si sia recato almeno una volta allo Scoglietto di Portoferraio sa perfettamente che questa norma, durante la stagione estiva, non è mai rispettata e che talvolta il numero di imbarcazioni da diporto nelle acque del versante orientale dello Scoglietto è talmente elevato da rendere pericoloso anche un tuffo o peggio ancora lo snorkeling, se pur appositamente segnalato con pallone». Per questo il biologo portoferraiese ritiene necessario coinvolgere nuovamente i soggetti in grado di affrontare seriamente il problema. «E' doloroso da ricercatore del settore e soprattutto da elbano constatare che non si riesca a trovare una soluzione neppure osservando la realtà di altre località, nelle quali si è scelto di conservare la biodiversità con un approccio responsabile».

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