Il Tirreno

Prima larve, ora farfalle: l’invasione delle lymantria

di Luigi Cignoni
Centinaia di farfalle di Lymantria a Rio Marina (foto postata su Fb da Umberto Andreini)
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Centinaia di farfalle di Lymantria a Rio Marina (foto postata su Fb da Umberto Andreini)

Dopo i danni alla vegetazione dell’isola orientale proliferano le farfalle. Prese d’assalto le case di campagna ma anche i bar e i ristoranti nei paesi

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RIO MARINA. Prima bruchi, ora farfalle. La 'lymantria dispar', il lepidottero polifago delle piante fruttifere e forestali, è la protagonista di inizio estate. Appena messe le ali, questi intrepidi insetti, attirati dalle luci dei lampioni, si attaccano alle pareti delle case a centinaia. Ma non solo in questo paese, ma anche negli altri Comuni del versante orientale, dove la gente dichiara che un fenomeno del genere era da anni che non si notava. Ma è senza dubbio a Rio Marina che si registra la grande proliferazione.

Prima gli attacchi alle foglie. Fa una certa impressione fermarsi a notare isole brulle fra la fitta boscaglia lungo la strada che da Magazzini arriva al Volterraio. Ma anche la valle del Giove non è da meno. Sui social sono mole le foto che i lettori postano, meravigliati di fronte a uno spettacolo del genere. Poi, con l’affermarsi della buona stagione, i bruchi si sono trasformati in farfalle e spostati dagli alberi alle abitazioni, attirati soprattutto di sera dalle luci. Lo fanno nelle case coloniche di campagna, da Grassera a San Quirico, dal Piano e a Ortano e alla Fornacelle. Ma anche nei paesi e soprattutto nei locali pubblici, bar, pizzerie e ristoranti.

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Scrive Lorenzo Marchetti: «Si sa che ogni farfalla femmina depone qualche centinaio di uova. Ogni uovo, protetto nella bambagia giallastra proveniente dall'addome materno, è posato sulla scorza dei tronchi dove trascorrerà lo svernamento. In primavera le uova si schiudono e le larve iniziano la loro attività divoratrice di foglie». Un’azione ciclica, che si presenta ogni anno, ma in quest’estate dalle caratteristiche fuori norma. «La lymantria è una specie che è costantemente presente sul nostro territorio - dice Cinzia Battaglia, guida ambientale del Parco – come sulle restanti isole dell'arcipelago. Questo sono fenomeni del tutto naturali che avvengono in certi periodo, quando si verificano le condizioni climatiche ideali per sviluppare questi tipi di lepidotteri. C'è stato un periodo in cui si parlava delle processionaria che sembrava fosse davvero un killer del nostro patrimonio boschivo. Ora è tempo della lymantria».

«È vero che dobbiamo dare ai turisti - puntualizza ancora Lorenzo Marchetti - la possibilità di osservare la straordinaria varietà e bellezza di tutte le farfalle che volano qua e là nell'isola, ma questo contesto è oramai degenerato, tant'è che mai a memoria d'uomo avevamo raggiunto questi livelli. L'intero territorio dell'Elba non può essere trattato con spore del bacillus thuringiensis, il batterio sporigeno, ma è giusto chiedere agli studiosi sia il motivo del proliferare esponenziale della lymantria, sia individuare particolari settori boschivi dove intervenire per eliminare il fenomeno alla radice».

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