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Due cinghiali fuori dal cancello di casa
Il racconto di Giorgio Giusti di Filetto: «Viviamo un pericolo costante, abitare in campagna è diventato impossibile»
CAMPO NELL’ELBA. «I cinghiali rappresentano un grave rischio per la nostra incolumità». Giorgio Giusti aprla a nome della sua famiglia. Da anni ha scelto la tranquillità della campagna di Filetto per vivere. Lontano dal traffico, dai rumori delle masse turistiche dell’estate, delle musiche e degli spettacoli fino a tarda sera. «Una fortuna – spiega Giusti – ma ora tutta questa pace e tranquillità non esiste più, nemmeno in una campagna sopraffatta dalla sempre più spropositata massa di cinghiali, oggi sproporzionata per un isola fortemente antropizzata e peraltro sede del Parco nazionale».
Venerdì sera, racconta Giorgio giusti, la moglie stava rincasando verso la mezzanotte. «È scesa dalla macchina per aprire il cancello di ingresso, mentre io sono rimasto in macchina con il motore acceso, pronto ad entrare. In un attimo, dalla fessura del cancello aperto, sono sfrecciati come fulmini impazziti due cinghiali di media taglia, disturbati dal nostro arrivo a casa. Per fortuna il cancello ha fatto scudo a mia moglie la quale però, per lo spavento provato, è rimasta attaccata alla rete del recinto fino al mio intervento. Ho cercato di tranquillizzarla, prima di farla risalire in macchina. Capite? Dentro casa, nonostante la recinzione, facciamo i conti con le scorribande devastanti di questi animali ormai pericolosissimi per noi e soprattutto per i nostri quattro nipotini».
Secondo Giusti, la popolazione di cinghiali è rimasta sotto controllo fino ad alcuni anni fa: «Con le battute e le catture si era avuta l'illusione di poter controllare la popolazione degli ungulati, oggi dobbiamo renderci conto che attorno alle case di campagna vi è ogni notte un vero e proprio assedio di questi animali estremamente dannosi e pericolosi», insiste Giusti a nome della sua famiglia.
La famiglia di Filetto si chiede cosa dovrebbe fare a questo punto. «Ci dobbiamo chiudere in casa in estate e non concederci più una cena all'aperto pena la sorpresa di un branco di cinghiali affamati? Ed i nostri nipoti la sera sarà bene non farli uscire per recarsi a fianco dai cucini o dai nonni, sarà quindi come essere in guerra, un vero e proprio coprifuoco – spiega il residente campese – Abbiamo cercato, mesi fa, di interpellare per il problema le autorità competenti e dopo un primo intervento tutto oggi si è fermato per problemi di competenze. Mentre a livello regionale si parla di avviare un massiccio abbattimento di queste razze dannosissime per il territorio, a livello locale la burocrazia ed i ricorsi intralciano ogni possibile attività tesa al ripristino di un equilibrio che ormai non esiste più da tempo. Siamo veramente molto preoccupati per la nostra incolumità è quella della nostra famiglia, ma anche per i danni gravi a quanto con tanto sacrificio e lavoro abbiamo impiantato e coltivato nei nostri campi attorno casa».
Per far fronte alle emergenze dei privati la competenza è passata ai sindaci. Ma l’ordinanza firmata dal sindaco di Mario Ferrari è stata immediatamente bloccata in seguito a un ricorso al Tar presentato dall’associazione Vittime della Caccia. E, di conseguenza, anche l’ordinanza firmata per il Comune di Marciana è di fatto congelata in attesa della decisione dei giudici. «Poiché molte sono le persone angosciate dallo stesso problema – insiste Giorgio Giusti – sollecito tutti gli interessati ad inviare lettere e richieste di intervento in merito ai rispettivi sindaci affinché venga compresa la gravità del momento è la conseguente necessità di poter emanare dei provvedimenti in merito».
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