Il Tirreno

Ricorso al Tar contro l’ordinanza anti cinghiali

Ricorso al Tar contro l’ordinanza anti cinghiali

Un’associazione animalista ha impugnato l’atto urgente firmato dal sindaco Ferrari dopo i danni all’Acquabona

2 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. Gli abbattimenti mirati e urgenti dei cinghiali all’Acquabona non si fanno più? Forse. È infatti partito un ricorso al Tar (tribunale amministrativo regionale) della Toscana, presentato dall’associazione “Vittime della caccia”, che contesta l'ordinanza firmata nei giorni scorsi dal sindaco Mario Ferrari, la quale disponeva, entro 40 giorni, l'abbattimento degli ungulati nella zona del Golf dell’Acquabona, dove sono avvenuti ripetuti danni.

«Noi abbiamo seguito uno specifico iter per far fronte all’emergenza – dice Riccardo Nurra, consigliere comunale di maggioranza – noi delegati dai sindaci ci siamo riuniti col viceprefetto Daveti, stante la nota e pluriennale emergenza cinghiali. Fu stabilito che era possibile ricorrere a ordinanze comunali urgenti, al fine di risolvere le invasioni di ungulati in certe parti del nostro territorio danneggiate. Ma ecco che è arrivato il ricorso che rischia di vanificare questa procedura».

Infatti Daniela Casperini, presidente dell’associazione animalista riminese, si è opposta chiedendo l'annullamento dell'ordinanza comunale al Tar, con sospensione degli effetti, in quanto, si legge nell'atto, «invece di far intervenire la Regione, per l'abbattimento degli ungulati in soprannumero, come prevede la LR 10/16, individuando un certo territorio come area non vocata, il sindaco ha deciso di emettere una propria ordinanza urgente, consentendo l'abbattimento degli animali all'Atc n°10 di Livorno».

«Il sindaco – si prosegue nel ricorso – ha impropriamente utilizzato l'articolo 54, quarto comma, del Tuel (Testo unico degli enti locali) che consente tali azioni solo in caso di gravi problemi e imprevedibili, che minacciano la sicurezza e l'incolumità pubblica. L'associazione quindi non ritiene esistano tali fattori di rischio e fa presente che ci sono altri mezzi per intervenire secondo la legge regionale, che dispone altri metodi». Il Comune di Portoferraio inoltre, spiega Casperini, non ha «dimostrato alcun pericolo per la collettività dovuta ai cinghiali, avendo limitato l'accertamento a proprietà private e non ha indicato il numero degli ungulati da abbattere». (s.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web