Il Tirreno

«Assediato dai cinghiali» La rabbia dell’agricoltore

di Luca Centini
«Assediato dai cinghiali» La rabbia dell’agricoltore

Stefano Rebua da due anni sta vivendo un incubo, martedì gli ultimi danni subìti «Non ci sono solo i mufloni da eradicare. I risarcimenti? Non sono equi»

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PORTO AZZURRO. Assediato dai cinghiali da due anni. Costretto a fare i conti con danni che, mese dopo mese, devastano i terreni di sua proprietà e minano qualsiasi tipo di produzione agricola.

Stefano Rebua è il titolare di un’impresa agricola nella zona di Monserrato, a Porto azzurro e dentro i confini del Parco: ha circa 6 ettari di terreno che da anni ha destinato a coltivazioni agricole di qualità. Una piccola oasi agricola nel versante orientale dell’isola che tuttavia, dal 2014, si è trasformata in un terreno di conquista per i cinghiali, protagonisti assoluti dell’incubo personale di Rebua: è di due giorni fa l’ultima scorribanda degli ungulati nei terreni dell’agricoltore elbano, terminata con la distruzione di circa 15 peschi. «Ormai, purtroppo, ci sono abituato – racconta Rebua al nostro giornale – da due anni sto sollecitando il Parco e le altre istituzioni del territorio. Vivo in emergenza costante e i risarcimenti per i danni dei cinghiali sono poca cosa rispetto ai veri danni economici che subisce annualmente la mia impresa. Purtroppo il numero di ungulati presenti in questa zona è insostenibile, recintare tutto il terreno costerebbe migliaia di euro e le protezioni installate attualmente servono a poco. Così non posso andare avanti».

L’agricoltore elbano spiega come dal 2014 ad oggi portare avanti la sua impresa sia diventato un affare complicato. Da anni il Parco sta portando avanti per i cinghiali un piano coordinato di abbattimenti e di catture, tramite l’utilizzo di chiusini e di selecontrollori adeguatamente formati, in modo da ridurre il numero dei capi. Stesso discorso per i mufloni, sebbene il consiglio direttivo del Parco abbia approvato proprio in queste ore un atto di indirizzo, propedeutico alla stesura di un piano di eradicazione di questo animale, importato negli anni Ottanta a scopo venatorio. «Anche per i cinghiali l’eradicazione è la strada giusta. Non ce l’ho con i cacciatori, ma credo che i danni ormai siano diventati insostenibili – racconta Stefano Rebua – il Parco vorrebbe superare il problema ma temo che vi siano delle resistenze che ostacolano l’eliminazione. La riduzione dei capi? I chiusini funzionano, ma i cinghiali hanno una capacità riproduttiva notevole. E negli ultimi anni i cinghiali sono aumentati».

E negli ultimi due anni, racconta Rebua, anche i danni sono lievitati: «Il vero problema sta anche nell’equità dei risarcimenti – spiega – lo scorso anno ho denunciato al Parco danni per 7-10 mila euro causati dai cinghiali. Sono arrivati gli uomini della Forestale, hanno fatto le loro perizie. E mi è stato riconosciuto un danno per soli 1,3 mila euro. Una cifra irrisoria, considerando come le mie produzioni siano di nicchia e con prezzi diversi rispetto alla grande distribuzione. Basti pensare che le pesche mi sono state stimate 40 centesimi al chilo, quando il prezzo è 2,60 euro. Dico solo che con quei soldi non ci ho pagato neanche il carburante. Per questo, dopo due anni di lotte, sto valutando di adire alle vie legali, così la mia impresa non può andare avanti».

L’agricoltore chiede anche una mano al Parco. «Recintare tutta la proprietà costerebbe dai 10 ai 15mila euro – racconta – le mie produzioni sono di nicchia, tipiche dell’isola d’Elba. Credo di dare un servizio al territorio, per questo chiedo al Parco un aiuto nel realizzare il nuovo recinto anti cinghiali che poi verrebbe manutenuto a mie spese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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