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«Massi in Costa est contro l’erosione»
La proposta di Bedini (Istituto di biologia) alla Regione: i geotubi a Baratti sono stati solo un costoso fallimento
PIOMBINO. Chiusura dei varchi nelle beach rock per combattere l’erosione in Costa Est. È quanto ha proposto alla Regione Roberto Bedini, direttore dell’Istituto di biologia ed ecologia marina di Piombino. «Pochi giorni fa ci siamo rivolti al genio civile di Grosseto che ha competenza sulla parte costiera che riguarda anche noi – dice Bedini – offrendoci per realizzare lo studio anti-erosione».
Progetto regionale. Facciamo un passo indietro. La Regione ha recentemente sbloccato un piano regionale dal costo complessivo di 115 milioni da spendere in interventi di recupero e di riequilibrio da completare entro il 2023, dando priorità ai progetti cantierabili e alle situazioni più gravi. Per quanto riguarda l’area piombinese si parla di un doppio intervento su Baratti, il primo partendo dal progetto definitivo approvato, con inizio nel 2016 e conclusione nel 2018, per un valore di 1 milione e 414mila euro; il secondo prevede invece la sistemazione morfologica della spiaggia per 20mila euro. Inoltre, nel piano regionale, sono contemplati l’intervento unico su Torre del Sale/Fosso Cervia con inizio 2016 e fine lavori 2019 per un costo di 1 milione e 100mila, e il riequilibrio e ripascimento della spiaggia in Costa Est e golfo di Follonica, con indagini e progettazione del valore di 75mila euro nel 2016 e altrettanti l'anno successivo.
Massi contro l'erosione. «La nostra proposta è semplice e l’abbiamo mostrata al genio civile di Grosseto grazie a un video realizzato in precedenza con un drone, su incarico della Port Authority, in cui si vede molto bene la conformazione della Costa Est – spiega Roberto Bedini, che il 19 maggio scorso è intervenuto nel Tgr, sulla tematica delle metodologie anti-erosione – L’idea, assolutamente rispettosa dell’ambiente, è quella di chiudere i varchi nelle beach rock (forme di sedimentazione in parte emerse, in parte sommerse, presenti lungo la costa, ndr) con dei massi. Questa operazione porterebbe nel giro di un anno alla completa colonizzazione da parte di animali e alghe del masso».
Una soluzione che proprio l’Istituto di biologia ed ecologia marina ha già sperimentato, anche se non nell’ambito di un intervento specifico anti-erosione. «Materiale di scarto proveniente da aree portuali è stato introdotto in mare – afferma Bedini – Ovviamente parliamo di materiale non inquinante, come ferro e cemento che, in pochissimo tempo, ha subìto una colonizzazione veloce, entrando a far parte dell’ambiente marino». Un tipo di intervento del genere non è una novità in assoluto. Proprio a Piombino era previsto, nel progetto anti-frane, su lungomare Marconi, la creazione di una scogliera in massi naturali che avrebbe dovuto proteggere la costa dall’erosione. Scogliera che, secondo le ultime dichiarazioni rilasciate al Tirreno dall'assessore ai lavori pubblici, Claudio Capuano (19 maggio), è stata tuttavia accantonata per l’estate, con l’idea di riprenderne il progetto eventualmente a settembre. Un altro esempio a Massa dove, dopo il fallimento dei geocontenitori di sabbia, si è deciso di sostituirli con opere in massi .
Geotubi a Baratti. A proposito di sacchi, Bedini critica anche quelli di Baratti, posizionati a ridosso della chiesina di San Cerbone, costati oltre 500mila euro e, ben presto, danneggiati dalle mareggiate. Risale al maggio del 2013 poi la notizia dell’intervento di riparazione dei geotubi per un valore di 167mila euro. «È sotto gli occhi di tutti il fallimento dei sacconi di sabbia di Baratti – sostiene il direttore dell'Istituto di biologia – Chiaro come qualsiasi cosa porti il mare, dalle pietre ai tronchi di albero, danneggi i sacchi. Del tutto inutile e costoso è anche ripararli».
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