«Vanno abbattuti i cinghiali all’Acquabona»
Dopo i danni al golf e alle colture il sindaco manda la Polizia urbana e incarica i cacciatori
PORTOFERRAIO. Bisogna abbattere i cinghiali che si trovano nella località Acquabona.
Lo predispone il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, dopo aver accolto le numerose segnalazioni da parte dei residenti sui danni che gli animali selvatici hanno procurato alle coltivazioni agricole e ai giardini delle case coloniche. Non solo. Ma gli ungulati hanno seriamente danneggiato il campo da golf della società Acquabona che risulta essere stato arato in più punti.
«E poi - aggiunge il primo cittadino di Portoferraio - I cinghiali creano pericolo alle persone e all'incolumità pubblica, visto e considerato che si avvicinano alle abitazioni e non dimostrano di aver paura dell'uomo».
Per cui panico nelle famiglie dell'Acquabona, ma anche fonte di pericolo per la circolazione veicolare che è piuttosto sostenuta nel tratto di cui si parla della provinciale che collega Portoferraio, con Porto Azzurro e col versante orientale dell'isola. Inoltre, a contribuire a rendere il provvedimento della caccia al cinghiale non più derogabile, c'è stato l'intervento dell'associazione sportiva Elba Golf. «Il problema cinghiali - dicono i referenti della società sportiva - non è riferibile soltanto a quest'anno, ma è persistente. Anzi, ogni anno è peggiore del precedente».
Il sindaco quindi ha autorizzato un sopralluogo della Polizia urbana che ha constatato “i consistenti danni al terreno e alle recinzioni”. Da qui il passo alla pubblicazione dell'ordinanza di Ferrari è stato breve. A questo punto se ne occuperanno i cacciatori dell'Atc 10 di Livorno e il comando di Polizia Provinciale.
«Anche noi invochiamo un provvedimento simile a quello dell'Acquabona - dice Marcello Caselli, abitante in Val di Denari - I nostri campi, le nostre olivete sono seriamente danneggiate da questi animali che tutte le notti devastano i poderi come se fossero vandali».
Marcello Caselli è un operaio della Provincia in pensione che si è ritirato in campagna a coltivare alcuni appezzamenti di terreno. «Non ci rimane più nulla - continua amareggiato - Hai voglia di avvertire il parco e la Provincia. C'è uno scaricabarile di responsabilità, e nessuno interviene. Questi animali - conclude - non sono indicati a restare sull'isola. Da noi fanno soltanto danni».
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