Il Tirreno

«Ho solo pagato un debito di mio figlio»

di Alessandro De Gregorio
«Ho solo pagato un debito di mio figlio»

Arduini ribadisce la propria estraneità rispetto al giro di droga sull’asse Napoli-Piombino portato alla luce dalla polizia

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PIOMBINO. «Sono intervenuto in questa storia solo per onorare un debito di mio figlio, lo ha riconosciuto anche il giudice». Al telefono, Nicola Arduini soppesa e scandisce le parole. Ci preannuncia anche l’intervento del suo avvocato, che arriva puntuale il giorno dopo.

Stiamo parlando dell’Operazione 500, l’indagine della polizia che ha portato alla luce un giro di droga (cocaina, eroina, hashish) sull’asse Napoli-Piombino, e dell’articolo pubblicato domenica 15.

L’avvocato Nicola Giribaldi scrive che «l’articolo riferisce, come dato acquisito, che il signor Nicola Arduini sia stato ritenuto compartecipe, con la ordinanza applicativa di misure cautelari, di un traffico di stupefacenti».

«Al contrario di quanto pubblicato - prosegue l’avvocato - il gip presso il Tribunale di Livorno, con la ordinanza applicativa di misure cautelari a carico di altri soggetti, ha rigettato analoga richiesta nei confronti del signor Nicola Arduini, ritenendo che non sussistessero indizi a carico del medesimo. In specie il gip ha dato per acquisito che le intercettazioni tra il signor Nicola Arduini e tale signor Michele Perillo riguardassero l’acquisto, effettivamente avvenuto, di una porta blindata e non si riferissero a nessun titolo a fatti connessi agli stupefacenti». L’avvocato quindi invita a «rettificare» e si riserva «le opportune azioni del cliente in ogni sede».

In realtà l’articolo del Tirreno aveva specificato come il gip Ottavio Mosti avesse accolto la richiesta di misura cautelare, avanzata dal sostituto procuratore Gianfranco Petralia, per sole tre persone (tra cui Alessandro Arduini, figlio di Nicola, finito agli arresti domiciliari) e non per altre, denunciate a piede libero. Tra queste ultime, appunto, Nicola Arduini e lo stesso Perillo citato dall’avvocato Giribaldi.

Nicola Arduini entra nell’Operazione 500 nel momento in cui il figlio Alessandro viene arrestato in esecuzione di una precedente condanna. E’ il 28 maggio 2015 e la polizia ha già messo sotto controllo molti telefoni. Quello dello stesso Alessandro Arduini, del suo presunto socio che gli subentra sulla piazza piombinese (Antonio Marano) e di quello che, sempre secondo le indagini, è il loro fornitore della «robba di Napoli» (Giuseppe Sarpa).

L’arresto di Arduini complica le cose sotto molti punti di vista, uno in particolare: Sarpa è in credito con lui.

Sarpa ne parla al telefono con la figlia, alla quale rivela di aver «perso tutto» dopo l’arresto di «chillo guaglione». E alla domanda della figlia, che chiede di quantificare, Sarpa risponde «sette». Il significato di quel «sette» non è stato ancora chiarito, per il gip potrebbe indicare settemila euro o settecento grammi (di hashish). Fatto sta che Sarpa viene a Piombino per recuperare quel credito. Prima si rivolge a quello che gli viene presentato come socio di Arduini junior (ovvero Marano) e poi al padre. Nicola Arduini, appunto.

«Della sorte delle pretese del Sarpa - scrive il giudice - non sapremo più nulla fino alla fine di ottobre 2015, momento a partire dal quale resteranno nel setaccio delle intercettazioni telefoniche, nel frattempo estese alle utenze riferibili a Nicola Arduini, diverse conversazioni utili a ricostruire l’esito della faccenda. L’insieme di quelle telefonate, alcune intercorse tra Nicola Arduini e il Sarpa, altre tra il primo e il figlio Alessandro nel frattempo scarcerato, è sufficientemente chiaro nel signifcare che, alla fine, sia stato Nicola Arduini ad assumere su di sé l’impegno di pagare il Sarpa e che il pagamento, in totale 4.500 euro, sia stato fatto in più soluzioni, talvolta in contanti e talaltra mediante ricariche di una carta Postepay intestata al genero del Sarpa».

Pertanto, conclude il giudice, «non risulta affatto che l’Arduini senior abbia concorso nell’acquisto, nella detenzione e nello spaccio delle sostanze illecite, attività tutte curate in prima persona dal figlio e interamente esaurite quando il primo si è assunto l’impegno di onorare i debiti del secondo; e anche l’ipotesi, del tutto verosimile, che le ragioni del pretendere accampate dal Sarpa fossero ben note a Nicola Arduini, non basta a renderlo complice ex post di una condotta delittuosa già consumata».

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