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«Patto delinquenziale Piombino-Napoli»
Così la polizia sull’ultima operazione: due arresti domiciliari, un obbligo di firma, quattro denunciati a piede libero
PIOMBINO. Un «patto delinquenziale sull’asse Piombino-Napoli». Così la polizia spiega cosa c’è dietro l’ultima operazione antidroga. Una lunga indagine, con una trentina di nomi che gli agenti dell’anticrimine hanno passato al setaccio prima che il giudice delle indagini preliminari decidesse contro chi continuare a procedere e con chi fermarsi. Alla fine il gip Ottavio Mosti ha ordinato tre misure cautelari che sono state eseguite nei giorni scorsi nei confronti di Alessandro Arduini (44 anni), Antonio Marano (39) e Giuseppe Sarpa (54). Per Arduini e Sarpa sono stati disposti gli arresti domiciliari, per Marano la misura più lieve dell’obbligo di firma. Altre quattro persone sono state denunciate a piede libero nell’ambito della stessa indagine, ribattezzata “Operazione 500”: si tratta di Michele Perillo (44), Nicola Arduini (71), Fabio Ciampi (63) e Paolo Allegrucci (39).
E’ da una precedente indagine su quest’ultimo che la polizia si è mossa per venire a capo di quel giro di spaccio. Allegrucci infatti è la persona accusata di aver ceduto l’ultima dose di eroina a Ylenia, la trentatreenne trovata morta in casa dalla madre ai Diaccioni il 28 marzo 2015. Ed è da qui che bisogna partire per raccontare l’indagine bis, l’Operazione 500. La morte di Ylenia fece molto scalpore. La ragazza era conosciuta, aveva tanti amici che le volevano bene. La famiglia aprì anche un gruppo su Facebook di cui parliamo a parte.
Già coordinata dal sostituto procuratore Gianfranco Petralia, che ha firmato anche l’inchiesta bis, la polizia si mise sulle tracce della persona che aveva ceduto quell’ultima dose alla vittima. Sulla base di intercettazioni e di alcune testimonianze, le indagini portarono ad Allegrucci. Lui si è sempre proclamato innocente. Non ha mai negato di aver avuto una relazione con la ragazza, né di aver continuato a frequentarla. Ma ha sempre giurato di non averle ceduto eroina. Difeso dall’avvocato Franco Balestrieri, Allegrucci è stato rinviato a giudizio con l’accusa di morte in conseguenza di altro reato e spaccio di droga, il processo deve ancora cominciare.
Le indagini dunque non si fermarono lì. Gli investigatori, scrivono in una nota, riuscirono «a trovare subito conferma di essere di fronte a un ingente traffico di sostanze stupefacenti e a individuare il canale di rifornimento, la criminalità organizzata partenopea».
Gli agenti sottolineano la quantità e la varietà di sostanze offerte sulla piazza piombinese da quel canale: eroina, cocaina, hashish. E indicano in Alessandro Arduini non solo il principale fornitore di Allegrucci, ma un elemento centrale in questa indagine, in grado di coprire un ampio mercato di spaccio ai tossicodipendenti della zona. Arduini a un certo punto dell’indagine bis viene arrestato in esecuzione di un decreto di carcerazione per altri precedenti reati. Da questo momento, spiega ancora la polizia, il suo posto nel giro viene preso da Marano. E’ anche in questo passaggio, e nell’individuazione del napoletano Sarpa quale fonte di approvvigionamento dei gestori dello spaccio in città, che gli investigatori leggono il «patto delinquenziale» tra Piombino e Napoli. Sarpa è quello che inconsapevolmente ha dato lo spunto per il nome dell’operazione, chiamata 500 perché era l’auto da lui usata per muoversi e quella più monitorata dalla polizia. Polizia che sostiene di aver raccolto molto materiale (anche fotografico, oltre alle intercettazioni telefoniche) utile a dimostrare i contatti tra piombinesi e napoletani favoriti da un pregiudicato residente a Piombino e con contatti con la camorra. Ma che non risulta fra gli indagati.
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