Il Tirreno

Tra studio, laboratori e lavoretti in attesa dell’ok all’asilo politico

di Annalisa Mastellone
Tra studio, laboratori e lavoretti in attesa dell’ok all’asilo politico

A un anno di distanza dal loro arrivo a Campiglia stazione ecco come trascorrono le giornate i 64 profughi

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VENTURINA. Lunghi giorni scanditi da corsi, lavoretti manuali, passeggiate in centro, partite a biliardino, libri e tv. In attesa che la richiesta di asilo politico abbia esito positivo. In questo modo i migranti della Homo Diogene hanno trascorso il loro primo anno nella residenza di prima accoglienza gestita a Campiglia stazione. Erano gli inizi di maggio 2015 quando cominciarono ad arrivare in piccoli gruppi, che vennero via via sistemati nell’ex hotel “5 Lecci” e in quattro mini appartamenti del vicino hotel “La rosa dei venti”. A quel tempo la Homo Diogene era presieduta da Mauro Andreini, che a luglio lasciò (ora il presidente è Christian De Paolis) per fondare la Xenia, poi operativa a Suvereto e nel Trevigiano.

«Attualmente sono 64 i ragazzi che ospitiamo – dice Angela Di Matteo, responsabile della struttura – e quasi tutti hanno effettuato l’udienza presso la commissione territoriale per ottenere lo status di rifugiato. Alcuni sono ancora in attesa della risposta, ma una trentina di loro ha ricevuto il diniego, per cui hanno già avviato il ricorso. Purtroppo nella maggior parte dei casi arriva un diniego come primo esito. Poi si va avanti in attesa della convocazione in tribunale. Anche qui, come per la commissione territoriale, i tempi sono variabili».

C’è ancora da aspettare dunque, mesi, forse ancora un anno, prima di avere l’esito definitivo. Nel frattempo, la vita all’interno della residenza va avanti come al solito, gestita dai tredici membri dell’associazione. «I corsi di italiano si tengono ogni giorno – precisa Di Matteo - Una volta a settimana si fa educazione civica, magari traendo spunto da una notizia di cronaca. Questi sono corsi, diciamo, di base. Poi organizziamo anche piccoli laboratori, come quello di falegnameria o tinteggiatura di pareti, e uno dedicato al riciclaggio che stiamo avviando. Sono iniziative con cui vogliamo dargli le basi per aiutarli, un domani, a cercare lavoro. E abbiamo iscritto tutti al centro per l’impiego. Corsi di formazione non ce ne sono, possibilità di lavoro idem, quindi cerchiamo di far sviluppare le loro competenze». Inoltre, per favorire l’integrazione all’interno della comunità venturinese, alcuni di loro avevano cominciato a fare volontariato presso associazioni della Consulta del sociale.

«Sì, proseguono – conferma Di Matteo – anche se non con la stessa frequenza di prima. Con l’Auser un gruppo di ragazzi partecipava al progetto “Buon fine” e a “Nonno vigile”, entrambi al momento sospesi. Però saltuariamente alcuni continuano a collaborare alle attività della onlus “Spazio H”, e con l’Asd di basket per la cura e il decoro di piccoli spazi». Anche se «a causa dei dinieghi ricevuti - ammette la responsabile – non tutti sono motivati ad andare avanti in queste attività, sono scoraggiati». Tutti comunque si muovono liberamente, «non sono in prigione» ripete la responsabile, e trascorrono le giornate tra i progetti legati all’accoglienza, hanno una vasta libreria a disposizione e alcuni passatempi. Poi c’è il momento di mangiare, pregare e riposare. Insomma, nulla sembra cambiato da un anno a questa parte. «Tranne una cosa – spiega Di Matteo - E’ nato un amore all’interno della struttura. Grace, 23 anni, si è fidanzata con Ismail, il nostro mediatore linguistico, e il 19 aprile hanno avuto una bimba, Amina Angela». Stesso nome della Di Matteo. «Lo hanno scelto in segno di affetto nei miei confronti, e sono davvero contenta – aggiuge - Ora stanno cercando casa per andare a vivere insieme. E appena avranno tutte le carte dalla Nigeria, si sposeranno».

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