Italia
Per Busdraghi un altro anno con i migranti
Ha rinnovato il contratto per la casa dove li ospita: «Si stanno integrando, sono bravi ragazzi, è un piacere aiutarli»
VENTURINA. È appena passato un anno da quando ha deciso di ospitare sette giovani migranti arrivati in Italia dopo un tortuoso sbarco in Calabria.
«Ognuno deve fare qualcosa per cambiarlo questo mondo», aveva detto.
E ora ha rinnovato il contratto di affitto dell’appartamento alla cooperativa lucchese Odissea, che gestisce il progetto di accoglienza che si occupa dei richiedenti asilo.
Romano Busdraghi vuole così continuare a dare il suo contributo di solidarietà al dramma umanitario dell’immigrazione, nel nome di quell’obbligo morale che lo aveva spinto, nell’aprile 2015, a mettere a disposizione una casa a ragazzi scappati da soprusi e inciviltà.
Hanno tutti intorno ai 20 anni, due vengono dalla Guinea, due dalla Costa d’Avorio, due dal Gambia e uno da Mali. Si sono integrati molto bene nella piccola comunità venturinese, e sono in attesa di buone nuove dall’iter di richiesta d’asilo.
«Ho deciso di rinnovare il contratto d’affitto – ci ha detto Romano, classe ’33 - per permettere loro di vivere tranquilli con un tetto sulla testa fino alla disbriga dell’iter burocratico che li porterà a vivere dove poi vorranno». Dopo gli inziali mormorii, i giovani migranti si sono fatti ben volere da tutto il vicinato, ma è con Romano e la sua compagna Luana che si è creato un rapporto di affetto famigliare.
«Vengono spesso qui da noi in edicola – aggiunge – e quando possiamo, anche per varie necessità, andiamo a trovarli a casa. Sono davvero dei bravi ragazzi, e ci vogliamo bene».
Intanto questi sono stati e saranno mesi importanti per loro, impegnati a gettare le basi per costruirsi un futuro, grazie soprattutto allo staff dell’ “Odissea” – il coordinatore del progetto di accoglienza Giacomo Poeta, la psicologa Giulia Veracini e l’operatore sociale Carlo Bartalucci -, e al supporto dell’amministrazione comunale e delle associazioni di volontariato locali insieme a cui sono stati avviati percorsi didattici, formativi e di integrazione. Piccoli passi verso il sogno di una vita civile, in attesa che vengano riconosciuti “rifugiati”.
Alcuni di loro hanno avuto una prima risposta, negativa, dalla commissione territoriale. Come spesso succede. Altri sono in attesa della prima audizione e dell’esito.
«Le domande d’asilo degli ospiti della struttura di Venturina sono ancora pendenti – ci ha detto Poeta -. Nel senso che sono in fase di ricorso avverso la decisione della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. La maggior parte dei richiedenti asilo ha come primo esito un diniego. Per cui segue poi la fase di ricorso, che porta via molti mesi fino alla data di prima udienza».
Nel frattempo, i sette giovani si danno da fare: si muovono in paese in maniera autonoma, sulle loro biciclette (donate dalle associazioni) vanno a fare la spesa o a corsi, e qualcuno ha cominciato ad avvicinarsi anche al mondo del lavoro. «Dal punto di vista dell’integrazione procede molto bene – ha sottolineato Poeta -. Uno di loro segue il percorso per ottenere il diploma di scuola media, gli altri continuano con il corso d'italiano. Inoltre, un ragazzo svolge il tirocinio “Giovanisì”, con rimborso della Regione, presso l'azienda agricola sociale “Bulichella” di Suvereto, e un altro ha appena iniziato il tirocinio extra curriculare presso un'altra azienda agricola. Entrambi i tirocini sono retribuiti».
Tutti step, questi, previsti dal progetto della Odissea, presieduta da Valerio Bonetti, che fa della microaccoglienza diffusa – piccoli gruppi di ospiti distribuiti in paesi e città – il suo punto di forza.
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