Il presidio
Le procedure verificate dagli ispettori ministeriali
Una nuova giornata di colloqui ieri a Villamarina, sentiti medici e coordinatrici Oggi l’avvocato torna in carcere dall’infermiera. Venerdì l’udienza al Riesame
PIOMBINO. Un intero pomeriggio a parlare nella stanza del direttore sanitario Irio Galli. Ieri gli ispettori ministeriali hanno trascorso la loro prima giornata di lavoro a Villamarina, dove sono stati inviati dal ministro Beatrice Lorenzin per verificare le procedure adottate all’interno dell’ospedale in questi due anni e mezzo.
L’obiettivo del ministero della Sanità è capire cosa sia successo esattamente e accertare eventualmente altre responsabilità di ordine organizzativo nell’ambito dell’inchiesta per la morte di 13 persone ricoverate in rianimazione. Inchiesta per la quale si trova tuttora in carcere l’infermiera Fausta Bonino, accusata di aver ucciso quei tredici pazienti (dal gennaio 2014 al settembre 2015) attraverso ripetute iniezioni di un potente anticoagulante, l’eparina.
La commissione che ieri ha avviato gli accertamenti a Villamarina è formata da due ispettori incaricati direttamente dal ministro, affiancati da due rappresentanti dell’Agenas (l’agenzia dei servizi sanitari regionali), da altri due membri della Conferenza delle Regioni e da un ufficiale dei Nas, il nucleo dei carabinieri che conduce le indagini e che fa direttamente capo al ministero della Sanità.
Ieri questa task force non ha visitato il reparto di rianimazione, dove lavorava l’infermiera sotto accusa. La giornata si è svolta esclusivamente negli uffici della direzione dove c’è stato un lungo faccia a faccia cominciato intorno alle 15 e terminato all’ora di cena. Oltre al direttore sanitario Galli, sono stati sentiti tra gli altri il primario di rianimazione Michele Casalis, quello di cardiologia Mario Cordoni, quello di anestesia Paolo Roncucci, l’ematologo del laboratorio analisi Fabio Pini, le coordinatrici infermieristiche Chiara Pini e Virna Agostini.
Al pari dei commissari regionali, anche gli ispettori ministeriali si sono concentrati in particolare sulla segnalazione partita due anni fa dal laboratorio analisi ma non raccolta dall’allora primario di rianimazione, Massimo Tanteri. Una semplice segnalazione fatta a voce nel gennaio 2014 all’indomani della prima delle tredici morti sospette. Lo hanno ribadito anche ieri sia l’ematologo Pini che il dottor Casalis, spiegando come all’epoca si fossero notati solo alcuni valori che non tornavano a proposito della “scoagulazione”. Come sappiamo, la segnalazione vera e propria alla direzione dell’ospedale con il conseguente invio di alcuni campioni ai laboratori di Careggi (segnalazione che fece avviare anche le indagini del Nas), partì invece un anno dopo.
Oggi gli ispettori potrebbero concludere i lavori con una specie di “rifinitura”. Ma il più è stato fatto ieri. A quanto abbiamo appreso, è stato raccolto abbastanza materiale per riferirne al ministro.
Nel frattempo si attende anche la relazione preliminare dell’altra commissione, quella regionale incaricata dall’assessore Stefania Saccardi, che aveva condotto le proprie verifiche la scorsa settimana.
Sul fronte investigativo, proseguono gli accertamenti del Nas mentre l’avvocato difensore Cesarina Barghini oggi tornerà in carcere a Pisa per un nuovo colloquio con la propria assistita.
E’ stata fissata per venerdì l’udienza al Tribunale del riesame, al quale si è appellata la difesa dopo il no del giudice Antonio Pirato all’istanza di concessione degli arresti domiciliari. Il punto sul quale la difesa conta molto in questa fase è l’errore di trascrizione di una telefonata intercettata, una frase attribuita per sbaglio alla Bonino ma in realtà pronunciata da una collega dell’infermiera. La difesa è convinta che questa breccia potrebbe aprire molti dubbi sulla tenuta dell’impianto accusatorio, almeno per quanto riguarda le esigenze cautelari fondate sul rischio di inquinamento probatorio. Gli investigatori ribattono che quella frase è irrilevante rispetto ad altre, sicuramente attribuibili all’indagata.
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