Infermiera arrestata: "Io e le colleghe chiedemmo chiarimenti su due casi"
Fausta Bonino lo ha detto al consigliere regionale della Lega Nord che l'ha incontrata in carcere
PIOMBINO. "Noi infermiere avevamo chiesto spiegazioni ai superiori su due casi". E' quello che l'infermiera Fausta Bonino, arrestata a Piombino per le morti sospette di 13 pazienti, avrebbe detto al consigliere regionale della Lega Nord e presidente della commissione di controllo Jacopo Alberti che l'ha incontrata in carcere a Pisa durante una visita. Lo riferisce "Repubblica" nell'edizione di oggi, venerdì 8 aprile. A conclusione del colloquio, la donna ha aggiunto di voler fare "le condoglianze ai parenti delle vittime".
Il consigliere ha riferito di aver trovato Fausta Bonino provata ma determinata nel far valere le sue ragioni: "Si soltanto definita 'avvilita' per non aver ottenuto gli arresti domiciliari, dicendo subito di voler dimostrare la sua innocenza". Alberti ha chiesto all'infermiera quali sono le procedure di somministrazione dei farmaci ai pazienti:
"Il medico scrive in cartella la terapia farmacologica - così viene riportata la risposta - con i relativi orari e dosaggi di somministrazione ai pazienti. Nella stessa cartella c'è un apposito spazio che deve essere barrato e firmato dalla persona incaricata a somministrare il farmaco. Gli stessi farmaci vengono preparati, turno per turno, in cassetti a disposizione degli infermieri: se qualcosa non era presente, veniva ricercata in reparto".
Fausta Bonino ha ricordato che lei e le infermiere avevano chiesto spiegazioni su due casi in particolare ma non ha chiarito quali fossero. Le Lega ha annunciato che chiederà una commissione d'inchiesta sul caso per fare luce su eventuali ritardi.
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