Il Tirreno

Il ricordo di Monica «Ecco chi era il mio babbo Enzo»

Il ricordo di Monica «Ecco chi era il mio babbo Enzo»

«Chi era il mio babbo». Monica Peccianti ci ha inviato un ricordo di suo padre, uno dei tredici pazienti deceduti per i quali si sta indagando. Eccolo. «Il mio babbo nasce prima della Seconda guerra...

2 MINUTI DI LETTURA





«Chi era il mio babbo». Monica Peccianti ci ha inviato un ricordo di suo padre, uno dei tredici pazienti deceduti per i quali si sta indagando. Eccolo.

«Il mio babbo nasce prima della Seconda guerra mondiale a Piombino il 31/12/1937 allo scoccare della mezzanotte. Terzo e ultimo figlio di una famiglia povera composta da mamma Beppa, babbo Aurelio e da 2 sorelle Alba e Flora, deve iniziare a lavorare da piccolo per provvedere al fabbisogno della famiglia in quanto il babbo, operaio delle Acciaierie di Piombino, viene licenziato perché non acconsente a prendere la tessera del fascio.

E cosi lui, il piccolo della famiglia chiamato da tutti Enzino, la notte alle 2 si alza e di corsa attraversa la campagna al buio per arrivare al forno dove lavora fino alle 8; poi va a scuola alle elementari dove spesso si addormenta sul banco. Nel pomeriggio fa qualche lavoretto fra cui aiutare un “biciclettaio” e portare il pane a casa delle clienti del forno.

La fame e la povertà sono di quelle più nere, di quelle che ti guardano in faccia. Dormono in 5 in una stanza con i cartoni alle finestre e con il bagno per le scale in comune con tutto il condominio. A volte accompagna il babbo a fare cicche di sigarette, a fare cartone e alla macchia a fare il carbone.

Ha portato sulle proprie spalle la vergogna della fame, del bisogno, dei debiti che la mamma faceva per poter comprare da mangiare alla famiglia, debiti che finirà di pagare solo dopo aver fatto la leva militare. Tutta la sua esistenza si è basata sull'onestà, sul rispetto e sul cercare di trasmettere prima a noi figli e poi ai nipoti le vere cose importanti della vita ; godere di un tramonto , emozionarsi davanti allo splendore della natura, amare incondizionatamente la propria città, quei luoghi che lo avevano visto prima bambino e poi adulto.

Le ultime parole che mi ha detto togliendosi la maschera dell’ ossigeno, quando era in rianimazione, sono state: “Vai a casa, vai dai bimbi, pensa a loro”. Questo era il mio babbo. Enzo Peccianti, deceduto il 2 ottobre 014».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani