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Terside, sul contadino timido l’ombra di un omicidio
Il fratello Miliano chiede giustizia: «Subito un comitato dei parenti delle vittime»
MARINA DI CAMPO. «Quei giorni non li dimentico. L’operazione a Pisa per impiantare il pacemaker, poi Terside che torna di nuovo a casa. Le sue condizioni peggiorano, il volo in elicottero da Portoferraio a Piombino. Credevo che ce la potesse fare, ma in neanche tre giorni è morto».
Miliano Miliani è un punto di riferimento alla Bonalaccia, frazione del comune di Campo nell’Elba. Una vita trascorsa in paese, una vita passata con il fratello. Sempre insieme. Fino al 27 giugno del 2014, quando la morte colse Terside, 87 anni, su un letto del reparto di rianimazione di Piombino. Miliano ci ha messo due anni per digerire il dolore della separazione dal suo compagno di vita, ma è bastata una telefonata - la mattina di giovedì 31 marzo - per renderlo di nuovo stordito. Incredulo di fronte a una storia che mai avrebbe potuto immaginare.
Terside Miliani, contadino di 87 anni di Marina di Campo, è il secondo nome della lista di persone morte nell’ospedale di Piombino. Vittime, secondo la ricostruzione della Procura di Livorno e dei carabinieri, delle iniezioni letali di eparina nel sangue, per le quali l’infermiera professionale Fausta Bonino è accusata di 13 omicidi. «Se sono stordito? Come potrei non esserlo: ho sofferto tanto per la morte di Terside, ma non potevo certo aspettarmi tutto questo – racconta Miliano – per me è stato un fulmine a ciel sereno. Ho saputo cosa è accaduto a mio fratello da un messaggio di un’amica».
Terside era reduce da un’operazione chirurgica a cui era stato sottoposto a Pisa. Dopo il ritorno all’Elba il quadro clinico si è complicato bruscamente, tanto che si è reso necessario il trasferimento a Piombino dove il 24 giugno è stato ricoverato in rianimazione, per un’embolia polmonare. Miliani è l’unico paziente tra i morti sospetti ai quali è stata espressamente somministrata una cura a base di eparina sodica. Tuttavia, secondo gli inquirenti, sarebbe emersa una evidente anomalia nella coagulabilità del sangue con un peggioramento progressivo delle sue condizioni cliniche. Terside è morto il 27 giugno. Un uomo che se ne va a 87 anni non desta sospetti. Per questo il coinvolgimento del contadino campese nella vicenda dell’infermiera ha colto ancor più di sorpresa i suoi familiari, che ora chiedono che sia fatta luce su quanto accaduto.
«Ho chiesto subito dei consigli al medico e ho preso contatto con un avvocato – racconta Miliano Miliani – mi piacerebbe incontrare presto gli altri parenti delle vittime per parlare e capire cosa fare tutti assieme. Potremmo costituire un comitato». Miliano è un uomo semplice ma con le idee ben chiare. «Una cosa posso dirla fin da ora – spiega con la voce ferma – non intendo usare la morte del mio fratello Terside in nessun modo. Se questa storia dovesse terminare con un risarcimento, dico fin da subito che darò i soldi in beneficenza».
Terside ha lavorato la terra nel versante occidentale dell’isola per una vita. Chi lo conosceva ne parla come un uomo timido, eppure sempre vicino alla vita sociale del paese. È stato uno degli animatori storici del circolo della Bonalaccia e Filetto, dove trascorreva gran parte delle sue giornate. Tanto che il circolo gli ha dedicato l’edizione 2015 del calendario realizzato in paese. Terside se n’è andato in punta di piedi nell’estate del 2014, lasciando in paese una scia di serenità e nostalgia. Per questo fa ancora più impressione veder calare sul suo ricordo l’ombra di una storia di sangue, colma di punti interrogativi. Un effetto stridente che il fratello Miliano sta vivendo sulla sua pelle.
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