Il Tirreno

Addio a Ubaldo Cortopassi Il mondo del teatro in lutto

Addio a Ubaldo Cortopassi Il mondo del teatro in lutto

Decano degli attori piombinesi, aveva 90 anni. Insieme alla passione per le scene aveva coltivato quella per la cucina, nel ristorante che portava il suo nome

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PIOMBINO. Stavolta il sipario si è chiuso sulla sua vita, ricca di passione, arte e ricordi. Piombino da ieri è un po’ più povera. Si è infatti spento all'età di 90 anni, nella notte tra giovedì e venerdì, Ubaldo Cortopassi, attore e regista teatrale piombinese, molto conosciuto in città anche per l’attività del ristorante (aperto nel 1963 e lasciato nel 2004) che portava il suo nome.

Stamani alle 8,30 la salma lascerà la sala del commiato della Pubblica assistenza, in via Gori, per essere trasportata alla chiesa dell’Immacolata per la funzione. Da lì, l’ultimo viaggio in direzione di Livorno per la cremazione.

L’amore per il teatro ha caratterizzato tutta la vita di Ubaldo Cortopassi, che incontra il palcoscenico per la prima volta a cinque anni, quando nel 1930 assiste nell’originale teatro realizzato dall'Accademia dei Ravvivati, oggi Metropolitan, alla rappresentazione de “La traviata”. «Per me fu un fulmine a ciel sereno. Il ricordo più bello della mia vita». Così Cortopassi raccontava l’episodio nel 2010 al Tirreno.

Una passione quella per il teatro esplosa, e poi coltivata, in un contesto familiare che ha senza dubbio favorito l’interesse per il palcoscenico e, in generale, la creatività: se da un lato la mamma e il nonno materno - scrittore e anarchico - erano cantanti, dall’altro la nonna paterna aveva per cognome Tolomei, famiglia di rilievo nella società del tempo, in grado di avere un palco a teatro, fondamentale occasione per un primo approccio a quel mondo.

Dai teatri locali, Ubaldo diventa allievo della grande Wanda Capodaglio, sino al matrimonio a Roma con Elda, pure lei attrice, notevole caratterista, con la quale torna a Piombino nel 1963, aprendo il ristorante.

L’amore per il teatro era in ogni suo pensiero, come quando ricordava Anna Magnani: «Nella sequenza de “La sciantosa” di Giannetti, quando sale sul palcoscenico, e rimane interdetta di fronte ai giovani soldati mutilati e feriti, ecco, lì è meravigliosa. Non è solo brava. Lo è troppo. Brava da fare schifo».

Francesca Lenzi

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