Il Tirreno

La storia di Ben, il raccoglitore di portafogli

di Luigi Cignoni
Ben Adams
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Ben Adams

Trentatré anni, lavora da ambulante e ha un talento tutto suo. Ha riconsegnato una dozzina di borselli ai clienti sbadati

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PORTOFERRAIO. Ogni giorno vende oggetti e vari articoli per la casa all’entrata del supermercato Coop, insieme con altri ragazzi africani. Giusto per sbarcare il lunario. Ma ha qualcosa in più che lo contraddistingue dagli altri. Trova e restituisce portafogli, che clienti in uscita dal negozio distrattamente perdono, mentre caricano la mercanzia sulle loro auto. Ne ha recuperati finora più di una dozzina. E tutti consegnati al punto ascolto del supermercato, con il loro prezioso contenuto. Sono poi gli addetti del negozio, che si attivano a richiamare i proprietari troppo distratti e restituire loro il tutto, soldi, carte di credito e documenti.

Protagonista dei ritrovamenti è Ben Adam, 33 anni nigeriano, in Italia da quasi quattro anni e mezzo. La storia di Ben, in fuga dal suo Paese e dalla guerra civile che lo insanguina da anni, non si discosta molto dalle altre migliaia e migliaia di storie di profughi che sono giunti in Italia. Ha lasciato la Nigeria da quasi otto anni. Laggiù vivono ancora i genitori, due fratelli e una sorellina più piccola. Loro abitano ancora in un sobborgo a nord est di Lagos, la metropoli che ha conosciuto ultimamente un’esplosione demografica fra le più forti del continente. Oggi supera i 16 milioni di abitanti.

Ben è cresciuto a Ikorodu, sulle sponde del lago Lagon, tutti i presupposti per una vita tranquilla, se non fosse subentrata la guerra civile con i suoi orrori. Racconta di aver visto persone assassinate, torturate e poi lasciate morire di stenti per strada. Non ha retto. E ha cercato la libertà e la pace fuggendo sempre a nord, in direzione della Libia. «Sono stato in questa nazione – racconta – per circa due anni. Poi, dopo la morte di Gheddafi, è cominciato il caos». Per la seconda volta scappa, affidandosi a un barcone diretto a Lampedusa. Poi un centro di accoglienza e il suo spostamento verso il nord della Penisola.
«Ho scelto di vivere a Piombino – ci dice – perché è una città tranquilla, in pace».

La pace è dunque la prima cosa che desiderava raggiungere. Poi il lavoro. Divide con altri suoi connazionali l'appartamento e tutte le mattine s'imbarca sulla nave e scende a Portoferraio, a vendere la sua roba fuori della Coop. Lo fa con discrezione, rispettoso nei confronti delle persone, aspettando che il cliente si fermi a curiosare nel suo carrello. Ma è proprio stando alle porte del supermercato che ha recuperato i portafogli, senza contare poi le borse dimenticate sui carrelli della spesa. «La gente spesso quando esce è sbadata – dice – e non fa caso a quello che compie. Capita spesso di mettere in tasca male il porta monete e questo cade». Ben lo raccoglie e lo consegna agli addetti del negozio. «C'è poi una signora – aggiunge – che per ben due volte ha lasciato la borsa sul carrello. È salita in macchina e andata a casa. Dopo è tornata a cercare la borsa». Qualcuno lo ringrazia e gli lascia una moneta. Altri semplicemente gli stringono la mano. A quel punto la diffidenza è un ricordo. Lui è contento così. La sua maggiore aspirazione? Un lavoro. «So fare il muratore. A casa lo facevo e anche bene – conclude – Ma mi va bene qualsiasi altro lavoro». Aspetta da un giorno all'altro che capiti la buona occasione.

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