Il Tirreno

Una città sfiduciata attende ancora la svolta

di CRISTIANO LOZITO
Una città sfiduciata attende ancora la svolta

Troppi annunci e rinvii, da Regione e Governo serve un’accelerazione

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CRISTIANO LOZITO. Non ci saranno rose e fiori nell’incontro di oggi in Comune, la cosiddetta “cabina di regia” territoriale sull’Accordo di programma che dovrà esaminare i risultati del tavolo esecutivo riunito al Mise la settimana scorsa. Perché in sala consiliare con l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni e a Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Enrico Rossi, ci saranno il sindaco Massimo Giuliani, il vice Stefano Ferrini e i sindacati, cioè chi da due anni fa i conti con una crisi che non è solo rappresentazione mediatica, ma la carne e il sangue di una città allo stremo.

Le recenti esternazioni di Giuliani («crisi industriale drammatica, è l’ora di cambiare passo») vanno insieme alle preoccupazioni sempre più marcate dei sindacati, alle prese non solo con i ritardi di Aferpi, ma con la scadenza, già avvenuta o imminente, degli ammortizzatori sociali per centinaia di lavoratori dell’indotto. Tutto ciò con prospettive, nell’immediato, vicine allo zero per quanto riguarda la partenza di qualche progetto che porti un po’ di lavoro.

Che l’Accordo di programma fosse un progetto complesso lo si sapeva già due anni fa, quando fu firmato al termine di una giornata drammatica, quella dello spegnimento dell’altoforno. Ma la politica (una catena continua visto che lo stesso partito, il Pd, guida il governo locale, quello regionale e quello nazionale) da allora – unica eccezione il porto, con risultati che si vedranno non in tempi brevi – è riuscita solo dar vita a decine di incontri interlocutori seguiti da valanghe di annunci rispetto allo sblocco delle questioni chiave per la ripresa industriale.

L’ultimo annuncio è di ieri, riguarda Magona, e vedremo se troverà sviluppi concreti o, come fin qui è avvenuto nella maggioranza dei casi, al prossimo incontro si ricomincerà da capo. Ieri dunque (la notizia arriva da “Toscana Notizie”, il portale della Regione) a Roma si è svolto l’incontro tra il direttore di Magona, Giovanni Carpino, e due direttori generali del Mise. «La novità emersa riguarda la nuova normativa sul settore energetico – dice Toscana Notizie – Sulla base di cambiamenti della struttura tariffaria appare possibile un abbattimento dei costi energetici per Magona e quindi una riduzione del gap rispetto ai concorrenti».

«Prendo atto positivamente di questo passo in avanti - ha commentato Rossi - È ora necessario che questo scenario proposto dai tecnici del ministero si concretizzi rapidamente». Fa eco al governatore Silvia Velo, che parla di «buone notizie per la Magona, a dimostrazione che il Governo segue da tempo con attenzione la questione, per arrivare a una soluzione positiva in tempi rapidi. Ora aspettiamo buone notizie anche sulla 398».

Ecco, è questo perenne rinvio ad altri incontri, ad altri livelli decisionali, che sta soffocando la fiducia dei piombinesi.

Il presidente Rossi ha voluto assumere il comando della “cabina di regia”, delegando di fatto all’ex assessore Simoncini il lavoro sul campo. Certo si tratta di un uomo esperto e preparato, ma i complessi temi legati alla ripresa piombinese avrebbero bisogno di qualcosa di più, di un impegno a tempo pieno, per seguire i processi in corso, interpretare rapidamente i passaggi e dare i giusti impulsi anche al lavoro della burocrazia. Sorprende, a questo proposito, che l’ex sindaco Gianni Anselmi, ora presidente della Commissione regionale sviluppo, non sia chiamato a un ruolo diretto in questa vicenda.

Due anni comunque sono passati dalla firma dell’Accordo di programma e ancora si parla di obiettivi e provvedimenti che avrebbero dovuto dare risposte occupazionali capaci di riempire l’attesa della ripresa completa dell’acciaieria Aferpi, che sta vivendo un allungamento dei tempi previsti, e su cui ancora si attendono risposte definitive dal suo presidente, Issad Rebrab.

Sul prolungamento della strada 398 (inaugurata come oggi la conosciamo nel 2004) con cadenza regolare hanno preso impegni governi nazionali di ogni colore, le collezioni dei giornali rammentano «impegni decisivi» di Matteoli, Bersani, Passera, Monti... Adesso si dice che Anas (non per la prima volta) sarà chiamata dal Governo a trovare nel proprio bilancio il denaro necessario per l’opera. Questo intervento avrebbe una grande importanza non solo perché si tratta di un’infrastruttura fondamentale per il porto e per la città, ma anche per il segnale di fiducia che potrebbe portare. Se però non ci saranno risposte in tempi brevi la Regione – che a lungo ha legato le sorti della nostra strada a quelle della Tirrenica – sa come fare: metta altri 30 milioni (ancora non spesi nell’Accordo di programma) che insieme ai 20 già stanziati consentano di realizzare il primo tratto Montegemoli-Gagno.

Serve dunque un senso dell’urgenza da parte di chi guida la cosa pubblica, fin qui non percepito oltre i confini del Gagno, e anche un po’ di flessibilità nel ragionamento politico che accompagna le scelte: i 50 milioni stanziati al ministero dell’Ambiente per le bonifiche (falda e tombamenti) hanno tempi lunghi di impiego per la necessità di esami e autorizzazioni. E ai cittadini è difficile spiegare che una parte di quei soldi non si possono usare per le bonifiche del cosiddetto Li53, dove insistono 300mila tonnellate di rifiuti industriali e dove c’è già un progetto cantierabile di Asiu, unico sistema per liberare quell’area – portando anche un po’ di lavoro – e realizzare nuovi spazi per accogliere rifiuti provenienti dalla gran parte delle bonifiche.

Ultimo argomento quello degli ammortizzatori: se il complesso disegno della reindustrializzazione piombinese ha tempi ancora più lunghi di quelli previsti, è impensabile che il Governo capofila di questo progetto, non riconosca la necessità di garantire una protezione sociale nel periodo della sua realizzazione. Il ministro Poletti ha convocato gli amministratori delle sette Regioni “aree di crisi complessa” per discutere proprio di questo tema. Speriamo non sia un’altra perdita di tempo: Piombino e la Val di Cornia non se lo possono permettere.

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