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Fuori di casa per un tubo che nessuno ripara

Fuori di casa per un tubo che nessuno ripara

Via Pisacane: l’odissea di una coppia per la rottura dello scarico fognario «Non potevamo restare lì, l’ufficio di igiene avrebbe chiuso il tabacchino»

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PIOMBINO. Fuori di casa da due settimane per non poter usare il bagno. Una disavventura dai contorni tragicomici e che va avanti da più di un mese per Roberto Modesti, 63 anni, proprietario di un appartamento al primo piano in fondo a via Pisacane. «È iniziato tutto 45 giorni fa - racconta l’uomo - Una lieve perdita delle acque di scarico che, dalla colonnina che scende dal palazzo, passavano davanti al tabacchino Ciummei sotto casa. In pratica le tubature attraversano il marciapiede per arrivare alla fogna in mezzo alla strada. Il problema è stata la rottura di questo tubo, e il conseguente sversamento di liquami».

Modesti per prima cosa chiama l’Asa, incaricata di verificare il guasto. «Asa arrivata dopo un mese - afferma l’uomo - e che, in sopralluogo insieme alla ditta di spurghi e all’amministratrice del condominio, ha constatato il problema». Da qui in avanti il guaio, con relativo ritardo nella verifica dei controlli, assume il profilo di un’odissea per Modesti che è l’unico, oltre all’inquilino del piano superiore, ad avere lo scarico dalla parte della strada. «Però almeno lui ha soltanto la cucina dalla parte del tabacchi - spiega Modesti - Io invece ho sia la cucina che il bagno. Gli altri condomini? Sono fortunati, hanno lo scarico che dà sulla chiostra interna». Quando un paio di settimane fa la perdita inizia a peggiorare l’uomo, insieme alla compagna Stella Fiorella, 60 anni, prende una drastica decisione. «Continuando ad abitare normalmente l’appartamento presto qualcuno avrebbe chiamato l’ufficio d’igiene e chiuso il tabacchi - dice Modesti - Noi però siamo persone oneste e non potendo né volendo usare il bagno ci siamo trasferiti a casa di un mio amico, in un’abitazione che affitta soltanto in estate e quindi priva di riscaldamento. E meno male, altrimenti avrei dovuto pagarmi un albergo». Tornando alla trafila di verifiche e controlli, nel frattempo l’Asa prepara gli incartamenti per procedere ai lavori; documentazione che passa quindi in Comune, ufficio lavori pubblici, poi ai vigili urbani. E qui si blocca nuovamente tutto. «Già, perché dal Comune mi informano di una novità - racconta Modesti - Prima di iniziare i lavori dovranno venire operai della linea telefonica, luce e gas per segnalare le varie tubazioni». Peccato che almeno fino a ieri, primo pomeriggio, nessuno si era fatto vedere. «Ormai non telefono nemmeno più - dice con amarezza Modesti - Durante il giorno sto un po’ a casa, non usando il bagno e lavando i piatti nella pila sul retro, e quando arriva la sera andiamo nell’appartamento che fortunatamente mi ha prestato l’amico, che però non è riscaldato. Insomma, ci arrangiamo, ma se qui avessero abitato bambini, anziani o disabili? L’aspetto peggiore di tutta questa storia è il sentirsi abbandonati da tutti».

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