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Dalle parole ai fatti, Lambardi rilancia sui tre Comuni
Ieri l’incontro con i colleghi sindaci Ciumei e Bulgaresi «Possiamo rendere concreta la proposta di semplificazione»
CAMPO NELL’ELBA. Dalle parole ai fatti, affinché la proposta dei Comuni di versante non resti una boutade senza costrutto. Lorenzo Lambardi, sindaco di Campo nell’Elba, non molla la presa sulla semplificazione istituzionale, considerata un passo obbligato per uscire dal pantano politico e decisionale in cui ormai sono sprofondati gli otto Comuni dell’Isola d’Elba.
L’ennesimo scontro nella riunione sul contributo di sbarco, sempre più simbolo della frammentazione amministrativa dell’isola, rende l’idea di quanto sia urgente per l’Elba darsi una nuova struttura istituzionale.
Dibattito aperto.
Il percorso per approdare ai tre Comuni, per adesso in fase embrionale, è pieno di ostacoli. E lo scetticismo è doveroso, vista l’esperienza del Comune unico. Capoliveri, tra l’altro, si è già detta poco convinta da questo tipo di semplificazione, mentre resta da capire se davvero gli altri sindaci abbiano la reale intenzione di passare dalle dichiarazioni sui giornali circa il gradimento dei Comuni di versante agli atti concreti.
Affinché la proposta di semplificazione istituzionale si possa concretizzare, occorre che i consigli comunali si esprimano dando così il via libera ad un referendum consultivo. Una strada lunga, che tuttavia Lambardi non ritiene proibitiva. «Oggi (ieri ndr) incontrerò i colleghi Andrea Ciumei e Anna Bulgaresi – racconta il primo cittadino di Campo nell’Elba – vogliamo valutare se e come dare qualcosa di concreto alla proposta di semplificazione lanciata nei giorni scorsi. Penso, ad esempio, ad un ordine del giorno da portare in consiglio comunale, che possa aprire la discussione almeno dal punto di vista conoscitivo. Al tempo stesso penso a una serie di incontri pubblici che servano per coinvolgere i cittadini».
Sistema in panne.
Sarebbe un errore limitare al meccanismo del contributo di sbarco la crisi in corso tra i sindaci dell’isola. Le divisioni e le liti furibonde hanno evidenziato le criticità di un sistema decisionale basato sulla consulta dei sindaci, esposta al meccanismo logorante dei veti incrociati tra i primi cittadini. Del resto la contesa sul contributo di sbarco si è accesa soprattutto sulle proposte di cambiamento di votazione e di “peso” decisionale all’interno della consulta dei sindaci, dopo che Portoferraio ha contestato il metodo del metodo “un sindaco, un voto”. Ma anche in questo caso gli otto sindaci non hanno trovato un accordo condiviso.
«Un altro esempio di come in otto sia complicato decidere e di come la semplificazione sia un passo obbligato – ribadisce Lambardi – la proposta dei Comuni di versante è un modo per mettersi alla testa del cambiamento e per non subirlo».
Resta da capire se i sindaci dell’isola siano convinti fino in fondo di passare dalle parole ai fatti, accettando così di rinunciare al potere del proprio “orticello”. «Se gli altri hanno una reale voglia di semplificazione? Lo spero ma non posso saperlo. Credo tuttavia sia arrivato il momento di metterli alla prova – spiega Lambardi – quanto ai miei vicini di casa (Ciumei e Bulgaresi ndr), credo ci siano le condizioni per mettere in campo un ragionamento concreto».
Contributo in stallo.
«L’aspetto più triste nella storia tra i Comuni elbani». Il sindaco di Campo Lorenzo Lambardi usa queste parole per descrivere una situazione che, giorno dopo giorno, pare sempre più difficile da risolversi, vista la cristallizzazione delle varie posizioni dei primi cittadini.
In queste ore sono in corso dei tentativi di mediazione politica per arrivare alla programmazione di un nuovo incontro tra i sindaci. «Noi continuiamo a credere che una mediazione ci possa essere – spiega Lambardi – ma al tempo stesso ci si deve prendere la responsabilità di dire che il tempo per la trattativa è agli sgoccioli».
Il primo cittadino ha ribadito i tre capisaldi dell’intesa ottenuta con Portoferraio e Rio Marina, basata sulla redistribuzione del peso decisionale tra i Comuni all’interno della consulta dei sindaci, sulla necessità di destinare parte del gettito su opere comprensoriali e sulla ripartizione del gettito residuo tra i Comuni. Ma affinché una mediazione vada in porto occorre che tutti gli interlocutori si siedano al tavolo e siano disposti a perdere qualcosa rispetto alla posizione acquisita.
«Potremmo anche confermare gli impegni assunti con la Gestione associata, magari fino al 30 settembre, ma al tempo stesso mettere mano ai tre punti elencati prima (peso nella consulta dei sindaci, opere comprensoriali e ripartizione del gettito tra i Comuni ndr). Capoliveri sta tuttavia tenendo una posizione inaccettabile, rifiutandosi di sedersi al tavolo con gli altri Comuni».
Nonostante le pressioni delle categorie economiche, che non hanno esitato a strigliare pubblicamente i sindaci elbani, le chance di una chiusura felice della contesta sembrano davvero poche.
«Eppure mi sento in dovere di portare la questione a un punto finale – chiude Lambardi – in un modo o nell’altro la questione dovrà chiudersi nel giro di una settimana, o con un accordo o con una rottura definitiva». Magari arrivando ad un’approvazione del contributo di sbarco di tre Comuni su otto. «Sarebbe l’estrema ratio, spero che si possa arrivare ad una soluzione diversa».
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